Sinodo Amazzonia. Signori cardinali e vescovi, davvero volete questa Chiesa?

( Sottolineature, colori e grassetti sono nostri)

(di Roberto de MatteiRiprendiamo dal blog di Aldo Maria Valli Duc in Altum, questa analisi del  professor Roberto de Mattei dell’Instrumentum laboris pubblicato dal Vaticano in vista del sinodo dei vescovi sull’Amazzonia, in programma nel prossimo ottobre (https://www.aldomariavalli.it/2019/06/20/sinodo-amazzonia-signori-cardinali-e-vescovi-davvero-volete-questa-chiesa/).

Le prime reazioni di fronte dall’Instrumentum Laboris per il Sinodo sull’Amazzonia si sono concentrate sull’apertura ai sacerdoti sposati e all’inserimento delle donne nell’ordine sacramentale della Chiesa. Ma l’Instrumentum Laboris è qualcosa di più: è un manifesto della ecoteologia della liberazione che propone una “cosmovisione” panteista ed ugualitaria inaccettabile per un cattolico.

Le porte del Magistero, come ha ben sottolineato José Antonio Ureta, vengono spalancate«alla Teologia India e alla Ecoteologia, due derivati latinoamericani della Teologia della Liberazione, i cui corifei, dopo il crollo dell’URSS e il fallimento del “socialismo reale”, hanno attribuito ai popoli indigeni e alla natura il ruolo storico di forza rivoluzionaria, in chiave marxista» https://edwardpentin.co.uk/amazon-synod-working-document-criticized-for-serving-neo-pagan-agenda/

Nel documento, pubblicato dalla Santa Sede il 17 giugno, l’Amazzonia «irrompe» come «un nuovo soggetto» nella vita della Chiesa (n.2). Ma cos’è l’Amazzonia? Non è solo un luogo fisico, una «biosfera complessa» (n.10),ma è «una realtà piena di vita e di saggezza»(n. 5), che assurge a paradigma concettuale e che ci chiama a una conversione: «pastorale, ecologica e sinodale»(n. 5).

La Chiesa, per svolgere il suo ruolo profetico deve porsi in ascolto dei «popoli amazzonici» (n. 7).

Questi popoli sono capaci di vivere in «intercomunicazione» con tutto il cosmo (n. 12), ma i loro diritti sono minacciati dagli interessi economici delle multinazionali che, come dicono gli indigeni di Guaviare (Colombia), «hanno tagliato le vene della nostra Madre Terra» (n. 17).

La Chiesa ascolta le «grida, sia dei popoli che della terra» (n. 18), perché in Amazzonia «il territorio è un luogo teologico da cui si vive la fede ed è anche una fonte peculiare della rivelazione di Dio» (n. 19).

Una terza fonte della Rivelazione si aggiunge dunque alla Sacra Scrittura e alla Tradizione: l’Amazzonia, territorio dove «tutto è connesso» (n. 20), tutto è «costitutivamente in relazione, formando un tutto vitale» (n. 21). In Amazzonia, l’ideale del comunismo è realizzato, perché, nel collettivismo tribale, «tutto è condiviso, gli spazi privati – tipici della modernità – sono minimi».

I popoli indigeni si sono liberati del monoteismo e riconquistano l’animismo e il politeismo. Infatti, come si legge al n. 25: «La vita delle comunità amazzoniche non ancora colpite dallinfluenza della civiltà occidentale, si riflette nelle credenze e nei riti in merito allagire degli spiriti, della divinità – chiamata in tantissimi modi – con e nel territorio, con e in relazione alla natura. Questa cosmovisione è raccolta nel mantra di Francesco: “tutto è collegato” (LS 16, 91, 117, 138, 240)».

Il documento insiste affermando che la «cosmovisione» amazzonica racchiude una «saggezza ancestrale, riserva viva della spiritualità e della cultura indigena» (n. 26). 

Dunque, «i popoli amazzonici originari hanno molto da insegnarci. (…) 

I nuovi cammini di evangelizzazione devono essere costruiti in dialogo con queste sapienze ancestrali in cui si manifestano semi del Verbo» (n. 29).

La ricchezza dell’Amazzonia è di non essere monoculturale, ma di essere «un mondo plurietnico, pluriculturale e plurireligioso» (n. 36) con cui è necessario entrare in dialogo. 

I popoli dellAmazzonia, «ci mettono di fronte alla memoria del passato e alle ferite provocate durante lunghi periodi di colonizzazione. Per questo Papa Francesco ha chiesto “umilmente perdono, non solo per le offese della propria Chiesa, ma per i crimini contro le popolazioni indigene durante la cosiddetta conquista dellAmerica”. In questo passato la Chiesa è stata a volte complice dei colonizzatori e ciò ha soffocato la voce profetica del Vangelo» (n. 38).

L’«ecologia integrale» include «la trasmissione dellesperienza ancestrale, delle cosmologie, delle spiritualità e delle teologie dei popoli indigeni, attorno alla cura della Casa Comune» (n. 50).

«Nella loro saggezza ancestrale questi popoli – hanno coltivato la convinzione che tutta la creazione è connessa, che merita il nostro rispetto e la nostra responsabilità. La cultura amazzonica, che integra gli esseri umani alla natura, diventa un punto di riferimento per la costruzione di un nuovo paradigma di ecologia integrale» (n. 56).

La Chiesa deve spogliarsi della sua romanità ed assumere «un volto amazzonico».

«Il volto amazzonico della Chiesa trova la sua espressione nella pluralità dei suoi popoli, culture ed ecosistemi. Questa diversità richiede unopzione per una Chiesa in uscita e missionaria, incarnata in tutte le sue attività, espressioni e linguaggi» (n. 107).

«Una Chiesa dal volto amazzonico nelle sue molteplici sfumature cerca di essere una Chiesa “in uscita” (cf. EG 20-23), che si lascia alle spalle una tradizione coloniale monoculturale, clericale e impositiva e sa discernere e assumere senza timori le diverse espressioni culturali dei popoli» (n. 110).

Il soffio panteista che anima la natura amazzonica è un leit-motiv del documento.

«Lo Spirito creatore che riempie luniverso (cf. Sap 1,7) è lo Spirito che per secoli ha nutrito la spiritualità di questi popoli anche prima dellannuncio del Vangelo e li spinge ad accettarlo a partire dalle loro culture e tradizioni» (n. 120).

Perciò, «è necessario cogliere ciò che lo Spirito del Signore ha insegnato a questi popoli nel corso dei secoli: la fede in Dio Padre-Madre Creatore, il senso di comunione e di armonia con la terra, il senso di solidarietà con i propri compagni, il progetto del “buon vivere”, la saggezza di civiltà millenarie che gli anziani possiedono e che ha effetti sulla salute, sulla convivenza, sulleducazione e sulla coltivazione della terra, il rapporto vivo con la natura e la Madre Terra, la capacità di resistenza e resilienza delle donne in particolare, i riti e le espressioni religiose, i rapporti con gli antenati, latteggiamento contemplativo e il senso di gratuità, di celebrazione e di festa e il senso sacro del territorio» (n. 121).

In funzione, ancora, di una «salutare decentralizzazione» della Chiesa, «le comunità chiedono che le Conferenze episcopali adattino il rito eucaristico alle loro culture». 

«La Chiesa deve incarnarsi nelle culture amazzoniche che possiedono un alto senso di comunità, uguaglianza e solidarietà, per cui il clericalismo non è accettato nelle sue varie forme di manifestarsi. I popoli indigeni posseggono una ricca tradizione di organizzazione sociale dove lautorità è a rotazione e con un profondo senso del servizio. A partire da questa esperienza di organizzazione sarebbe opportuno riconsiderare lidea che lesercizio della giurisdizione (potere di governo) deve essere collegato in tutti gli ambiti (sacramentale, giudiziario, amministrativo) e in modo permanente al Sacramento dellOrdine» (n. 127).

Partendo dalla premessa che «il celibato è un dono per la Chiesa», viene espressa la richiesta che «per le zone più remote della regione, si studi la possibilità di ordinazione sacerdotale di anziani, preferibilmente indigeni, rispettati e accettati dalla loro comunità, sebbene possano avere già una famiglia costituita e stabile, al fine di assicurare i Sacramenti che accompagnano e sostengono la vita cristiana» (n. 129). 

Inoltre, occorre «garantire alle donne la loro leadership, nonché spazi sempre più ampi e rilevanti nel campo della formazione: teologia, catechesi, liturgia e scuole di fede e di politica» e «identificare il tipo di ministero ufficiale che può essere conferito alle donne, tenendo conto del ruolo centrale che esse svolgono oggi nella Chiesa amazzonica».

Cos’altro aggiungere? Taceranno i vescovi, successori degli Apostoli, e i cardinali, consiglieri del Papa nel governo della Chiesa, di fronte a questo manifesto politico-religioso che stravolge la dottrina e la prassi del Corpo Mistico di Cristo? (Roberto de Mattei)

https://www.corrispondenzaromana.it/


(DA..) La Grande Berta del cardinale Brandmüller

– I partecipanti al sinodo sono invitati a trattare principalmente questioni temporali che hanno un rapporto solo marginale con la Rivelazione e con la missione della Chiesa: deforestazione, impatto climatico, estrazione di minerali, biodiversità. Questa non è altro che una forma inaccettabile di “mondanità” e “clericalismo” .

– I partecipanti al sinodo sono invitati a lodare le religioni feticiste e i rituali di guarigione e a presentare gli indios che li praticano come modello di relazione con il cosmo e con Dio Padre-Madre.

– I partecipanti al sinodo sono invitati a considerare la foresta amazzonica come una manifestazione divina e a intonare l’inno di adorazione alla natura che entusiasmò i giovani nazionalsocialisti, ubriacandoli con la prospettiva di rinunciare alla loro individualità per fondersi nel tutto (pan-teismo …).

– I partecipanti al sinodo sono invitati ad alterare la struttura gerarchica della Chiesa e a canonizzare l’abolizione del celibato e l’introduzione del sacerdozio femminile, a cominciare dalle diaconesse.

In una parola, si invita i partecipanti al sinodo a trasformare il Corpo mistico di Cristo in una volgare ONG eco-comunista.


L’inculturazione di cui parla l’Instrumentum Laboris è presentata in modo rovesciato: si vuol far tornare la Chiesa in Amazzonia all’animismo e allo spiritismo, facendola arretrare rispetto al Verbo che le è stato annunciato coll’evangelizzazione. “Una religione naturale con maschera cristiana”, l’ha definita il card. Brandmüller  nel suo recente intervento. – Don Nicola Bux

Siamo all’offuscamento della ragione, si torna indietro alla religione naturale, allo spiritismo, scambiandola per dialogo con la natura. – Don Nicola Bux


Signore, dacci un papa!  – da “La scure di Elia”

(…) Dobbiamo chiedere con insistenza al Signore di togliere ai manovratori occulti dell’unico governo mondiale il principale complice ecclesiastico: che Dio gli apra gli occhi o glieli chiuda per sempre.

Da oggi al 6 ottobre prossimo, data in cui è prevista l’apertura del disastroso Sinodo per l’Amazzonia, propongo una campagna spirituale di preghiera e penitenza: recitazione quotidiana delle tre corone del Rosario, digiuno il mercoledì e il venerdì, adorazione eucaristica frequente, veglie notturne, offerta delle sofferenze fisiche e morali, mortificazioni corporali compatibili con le possibilità di ciascuno. Ogni cosa deve essere offerta secondo le intenzioni del Cuore Immacolato di Maria, fra le quali c’è sicuramente la riforma e purificazione della Chiesa e, a tal fine, l’elezione di un nuovo Pastore universale che eserciti degnamente il suo mandato. Un conclave in ottobre per dimissioni o decesso, oltre ad annullare il sinodo, rimetterebbe tutto in gioco. È ovvio che, per poter sventare il ripetersi delle manovre attuate con successo nel 2013 dai traditori in porpora collusi con i satanisti, dovremmo persistere nelle suppliche e nelle penitenze, ma chi ha una fede sincera non può dubitare di essere esaudito in materia di tanta importanza.

Il Salvatore non può tollerare più a lungo che l’istituzione da Lui fondata per la salvezza delle anime redente col Suo Sangue sia piegata al servizio della loro perdizione. Se un’autorità opera in modo contrario ai fini in funzione dei quali esiste, è del tutto lecito chiedere a Dio che chi la detiene sia tolto di mezzo, se non dà segni di volersi ravvedere; quanto più è alto il bene posto in pericolo, anzi, tanto più la richiesta è non solo legittima, ma pure urgente e doverosa. Qui si tratta del fine ultimo dell’esistenza umana, la vita eterna, che è lo scopo supremo di tutta l’attività della Chiesa, la sua stessa ragion d’essere. Se dunque si può domandare la rovina dei responsabili civili che mettono a repentaglio il bene comune, a maggior ragione lo si può e deve fare con quelli ecclesiastici, dal cui operato dipende la sorte definitiva dei sudditi. Bando allora ai falsi scrupoli: imploriamo dal Cielo la grazia di una valida guida sia a livello politico che a livello spirituale.

Dio delle potenze, volgiti, guarda dal cielo, vedi e visita questa vigna, ripara quella che la tua destra ha piantato […]. Essa è arsa dal fuoco e scalzata, ma i colpevoli periranno alla minaccia del tuo volto. Sia la tua mano sull’uomo della tua destra, sul figlio d’uomo che per te hai reso forte (Sal 79, 15-18 Vulg.).

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