Paolo VI il Papa che cambiò la Chiesa

( Sottolineature,colori e grassetti sono nostri)

Dagli scritti di “Chiesa viva” mensile fondato nel settembre del 1971 dal sacerdote Luigi Villa

Volendo fare una sintesi del Pontificato di Paolo VI, potremmo dire che “politicamente”, era di sinistra; che “intellettualmente” era un modernista, e che “religiosamente” era un massone. Infatti,

  • la Fede, sotto di Lui, fu distrutta dall’“ecumenismo”,
  • l’Evangelizzazione fu sostituita con il “dialogo”;
  • il Regno di Dio fu rimpiazzato dal “Regno dell’Uomo”, in nome della laicità e dei presunti “diritti umani”,
  • la Morale cattolica, affossando la Fede e la centralità della Persona di Gesù Cristo, si è dissolta, senza più contare le conseguenze del “peccato originale”,
  • e la nuova formula, definita come “la sola legittima”, dei rapporti tra Chiesa e Mondo, fu il “dialogo”. 

Ma questa sostituzione del “dialogo” fu una vera condanna della dottrina e della pratica della Chiesa attraverso i secoli. La religione divina, perciò, quasi è scomparsa di fronte alla libertà dell’uomo, che prevale sulla verità divina, per cui la religione cristiana divenne un’opinione tra le altre. L’Inferno, il Paradiso, la Grazia, la maledizione, la pietà, l’empietà, persero di consistenza.

Questa etero-prassi di Paolo VI generò l’eterodossia del Culto dell’Uomo. I suoi discorsi della IV Sessione del Concilio furono la nascita del vero “Culto dell’Uomo”. E questo suo amore per l’uomo, provocherà la famigerata “Pastorale della Chiesa nel mondo d’oggi”, facendolo divenire “centro e capo del mondo”, raffigurandolo come il coronamento dell’opera del Vaticano Il, che cancella l’ingiunzione biblica:

«maledetto l’uomo che si confida nell’uomo, e fa suo braccio la carne e il cui cuore rifugge dal Signore» (Geremia, 17,5; Gv. 15, 5).

Ma Paolo VI, il 7 dicembre 1965, davanti a tutta l’Assemblea Conciliare, pronunciò un Discorso in cui proclamò il “CULTO dell’UOMO”:

«Per conoscere Dio, bisogna conoscere l’uomo». «Tutte queste ricchezze dottrinali del Concilio non mirano che a una cosa: servire l’uomo». «Noi, pure Noi più di ogni altro, Noi abbiamo il CULTO dell’UOMO». «La religione del Dio che si è fatto uomo, si è incontrata con la religione (perché ce n’è una sola!) dell’uomo che si è fatto Dio»…

In un’altra occasione, il 15 luglio 1969, disse:

«… L’uomo si rivela divino. Ci si rivela divino non in sè, ma nel suo principio e nel suo destino».

Ma questa è idolatria. Paolo VI ignorava la frase di Gesù a Satana:

«Vade retro, Satana, perché è scritto: Adorerai il Signore Dio tuo, e per Lui solo avrai un culto!» (Mt. 4,10).

Questo abbandonare Dio, per seguire Satana, cadendo, così, nel Culto dell’Uomo che si sostituisce al Culto di Dio, non è altro che un culto luciferino che, sotto le apparenze di “aggiornamento dottrinale”, fece scaturire ogni specie di “eresia”, e ai teologi fu data una vera immunità con una massima autonomia. Si direbbe che Paolo VI avesse una fobia per l’ortodossia, un’avversione per il Magistero ordinario e per ciò che insegnarono i suoi predecessori. Il suo Magistero, infatti, fu una nuova teoria della religione, intesa come “Movimento d’animazione spirituale della Democrazia Universale”, pieno di chimere come il Messianismo rivoluzionario di Lamennais, come la Democrazia cristiana di Sangnier, entrambe, poi, tradotte in sistema da Jacques Maritain col suo “Umanesimo Integrale”.

Facciamone uno schema:

1. L’“Umanità” al posto della “Chiesa

Leone XIII, nella sua “Humanum Genum” scrisse:

«Il genere umano è diviso in due campi nemici, che combattono tra di loro, uno per la verità e la virtù, l’altro per il loro contrario. Uno, è la vera Chiesa di Cristo… l’altro, è il regno di Satana».

Paolo VI (invece) voleva un Mondo profano, corpo sociale universale, autonomo all’esterno della Chiesa. Nella sua “Ecclesiam Suam”, Egli omette intenzionalmente due “passi” ai Corinti di San Paolo:

«Quale accordo tra Cristo e Belial?.. Quale rapporto tra il tempio di Dio e gli idoli?» (11 Cor. 6,14-16).

Paolo VI, invece, voleva gli uomini tutti fratelli, in una “comunione sacra”. È il primo articolo del suo nuovo “Credo umanistico” che vuole una “umanità civilizzata”. Nel suo “Messaggio di Natale 1964”, disse:

«Oggi, la fratellanza (massonica) s’impone, l’amicizia è il principio di ogni moderna società umana… Bisogna che la democrazia, a cui oggi si appella la convivenza umana, si apra ad una concezione universale, che trascenda i limiti e gli ostacoli ad una effettiva fratellanza».

Fu uno dei cardini di Paolo VI: l’uomo è buono; gli uomini vogliono la pace; la forma democratica permette al popolo di imporsi alla loro volontà pacifica…

«Ebbene, noi siamo in democrazia… Questo vuol dire che il popolo comanda, che il potere proviene dal numero, dal popolo, così com’è» (Discorso del 1° gennaio 1970).

Così, le virtù soprannaturali, la grazia dei Sacramenti e l’obbedienza ai Comandamenti di Dio vengono sostituite dalla “Democrazia universale” come se il “peccato originale” e il demonio non ci fossero più. Perciò, al posto della Chiesa di Dio, Paolo VI ha messo l’ONU come speranza dell’umanità in questa Torre di Babele massonica:

«Questo aspetto dell’organizzazione delle Nazioni Unite è il più bello, è il suo volto umano più autentico. È l’ideale dell’umanità pellegrina nel tempo, è la speranza migliore del mondo, è il riflesso, osiamo dire, del disegno trascendente e amoroso di Dio circa il progresso del consorzio umano sulla terra, un riflesso dove scorgiamo il messaggio evangelico da celeste farsi terrestre» (Discorso all’ONU del 1965).

Non conosceva Paolo VI il disprezzo che questa organizzazione Mondiale anticristiana – ONU, UNESCO, FAO – aveva per la Chiesa cattolica?  

2. “I DIRITTI dell’UOMO” al posto del “Vangelo”

La “Democrazia Universale” sarà retta dalla “Carta dei Diritti dell’uomo”, che confonde la “coscienza morale” con la forza morale che ci dà solo la Grazia divina, e confonde la solidarietà umana con la Carità cristiana, e fa sparire la Grazia di Cristo Redentore, i Sacramenti e la Preghiera: Perché…

«il bene pubblico… non può sussistere diverso dal vostro (ONU), fondato sul rispetto del Diritto della giusta libertà e della dignità della persona» (“Breve” alle Nazioni Unite del 4 ottobre 1965).

Ora, Paolo VI fu impegnato a fondo da quel naturalismo, la cui base è l’attuazione dei principi della Rivoluzione Francese del 1789.
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3. La “DEMOCRAZIA UNIVERSALE” al posto del “REGNO DI DIO”

È chiaro che Paolo VI, con le sue chimere intellettuali, terrestri, defraudò il Regno di Dio di tutti i suoi attributi divini, per far sognare un Paradiso terrestre, costruito con le sole forze degli uomini. Ma la parola di Dio smentisce tutte le sue affermazioni, ad una ad una, mostrando che non c’è pace, non c’è riuscita per gli uomini empi, costruttori di quella favolosa Torre di Babele. È solo il Cristo che dà la pace, ma non allo stesso modo di come la dà il mondo. San Pio X, nella sua Lettera sul Sillon, scrive:

«… non si edificherà la città in modo diverso da come Dio l’ha edificata; non si edificherà la società se la Chiesa non vi ha edificato le basi e non ne dirige i lavori; no, la civiltà non si inventa e la nuova città non si edifica tra le nuvole. Essa è stata, essa è, la Civiltà cristiana, la Città cattolica. Non si tratta che di instaurarla e di restaurarla senza posa sulle sue fondamenta naturali e divine, contro gli attacchi sempre ricorrenti della malsana utopia, della rivolta e dell’empietà: omnia instaurare in Christo».

Ma Paolo VI fu anche sovversivo. La dialettica della sua enciclica “Populorum Progressio” del 26 marzo 1967, ha eccitato i risentimenti di tutti i popoli del Terzo Mondo, proponendo loro “lo sviluppo” come il primo obiettivo essenziale dei loro sforzi. Soprattutto a Bogotà, a Manila, in Australia, Paolo VI mise i poveri contro i ricchi, sia pure raccomandando loro la soluzione del Vangelo: l’Amore. Ma questo “regno dell’amore” è una utopia irrealizzabile in un mondo senza Dio. A parte gli idilliaci inviti all’amore, la “Populorum Progressio” suona come il “Mein Kampf” dell’Anticristo, per realizzare un mondo in cui ogni uomo, senza distinzione né di razza né di religione, può vivere una vita pienamente umana. Per questo che a Betlemme, il 6 gennaio 1964, Paolo VI disse:

«Dobbiamo assicurare alla via della Chiesa un nuovo modo di sentire, di volere, di comportarsi». E con più audacia, ripeté: «La religione deve essere rinnovata»; e «Non è più il caso di attirare le anime e di interessarle alle “cose supreme”» (Discorso del dicembre 1965).

È l’ecumenismo del Vaticano II: “Non si lavora per la Chiesa, si lavora per l’umanità”, un pensare ed agire che è una vera apostasia!

  • I dogmi, quindi, diventano tutti ostacoli alla comprensione universale, diventano intralci alla fratellanza.
  • I Sacramenti cessano di essere sorgente di forza e di energia spirituale per ogni impegno temporale.
  • I Comandamenti di Dio vengono rigettati quando diventano freni insopportabili.
  • L’istituzione della Chiesa, allora, crolla perché il suo modo di vivere, di pensare, di educare non può più integrarsi nel mondo, nella comunità secolare come il lievito nella pasta.

L’umanesimo integrale, cioè, ha soffocato la Religione per cambiarsi in umanesimo ateo. Ogni fedele, adesso, può chiedersi come Paolo VI abbia a richiamarsi alla fede cattolica, anche con fermezza, ma poi lasciare libertà a tutte le eresie senza mai intervenire contro i loro propagatori. Come, ad esempio, Teilhard de Chardin, che Paolo VI lodò per aver «dato una spiegazione dell’universo e… seppe leggere nelle cose un principio intelligente che deve chiamarsi Dio». Questo discorso lascia trasparire l’affinità di un vago teilhardiano con la forma mentale di Paolo VI. Il suo evoluzionismo panteista, infatti, è una visione utopistica di un progresso mondiale e di unione di tutte le religioni e di tutti gli uomini verso una meta comune.

La sua visione, quindi, è quella dell’uomo che sale per l’intensificarsi di tutti i suoi sforzi. Un altro esempio l’abbiamo nella scandalosa storia del “Catechismo olandese” tradotto e diffuso in tutto il mondo. È stato Lui che ha lasciato che quel libro velenoso si diffondesse in tutta la Chiesa, senza le correzioni volute da Roma, né osò mai pronunciare una parola di biasimo, né prendere alcun provvedimento contro gli Autori di esso, ma subito si unì agli ammiratori delle eresie contenute nel Catechismo. Ci basti leggere il contenuto per capire il suo perché dell’accettazione. In quel catechismo, Dio non appare, ma solo l’Uomo e il Mondo. Dio è chiamato come profondità misteriosa del nostro essere... Mai è l’Essere Trascendente, sovranamente libero in rapporto alla sua creazione. Ogni dissenso, per cui ogni contraddizione, ogni abbandono definitivo ne è escluso. Dio, perciò, è a fianco dell’uomo, preoccupato della sua felicità. Tali rapporti escludono ogni idea di rigida giustizia a beneficio, perché Dio perdona a tutti e sempre.

Il mistero della Redenzione è così negato. La religione si unisce senza rottura di continuità con la vita naturale e mondana. Come si vede, questo parlare non è altro che l’eterodossia della eteroprassi di Paolo VI. Egli predica la “libertà di pensiero”. Perché Lui stesso ne aveva bisogno per le sue fantasticherie, e perché era la base dottrinale del suo umanesimo progressista. Non ho torto, allora, se dico che fu opera di Paolo VI l’avvelenamento delle seguenti generazioni di cattolici battezzati con quei catechismi nuovi, modernisti, progressisti, erotici e sovversivi. Inutile continuare con citazioni che avevano convinto tutte le Autorità nella Chiesa che con Paolo VI non si poteva condannare nessuno, né combattere alcun errore, né atti di indisciplina:

«Non costringere in niente, né impedire niente».

Un’altra figura vergognosa, Schillebeckx, fece scatenare la mafia di “Concilium”, che protestò immediatamente contro ogni attentato ai diritti dell’uomo, alla libertà di ricerca, all’autonomia del teologo. Una terza figura vergognosa è quella di Hans Küng, che continuò sempre la sua critica alle istituzioni della Chiesa, sempre tollerata da Paolo VI. Ma la Chiesa, ormai, era già guastata dalla Testa! Paolo VI trascinava, ormai, con maestria, il popolo cristiano dietro la sua chimera politica. La “fede nell’Uomo” sostituì la “fede in Dio”. Ogni giorno, sotto Paolo VI, fu giorno di Passione per la Chiesa! Come poteva, allora, Paolo VI essere la Testa della Chiesa, al di sopra d’ogni errore, pura da ogni colpa, degna di schiacciare tutte le eresie con l’aiuto di Gesù Redentore e di Maria Immacolata, Madre di Dio?.. Ora, un Papa che non assolve il suo compito di Capo della Chiesa e di Vicario di Gesù Cristo, ma che cerca di formare nel mondo un’altra “comunità di salvezza”, un’altra “religione universale”, un “Movimento d’Animazione Spirituale della Democrazia Universale”, lo si dovrebbe considerare scismatico, perchè incapace di distinguere la Chiesa, “Corpo Mistico di Cristo”, da una “nuova religione umana”, “corpo del diavolo”!

Ogni cristiano e, a maggior ragione, ogni Sacerdote, deve avere la consapevolezza e l’amore alla Verità; e quindi, dopo l’annuncio pubblico del Cardinale Ruini su “l’Avvenire” del 29 marzo 1999, che “Paolo VI cambiò la Chiesa”, deve sentire l’obbligo di restare nella “Chiesa di prima”, quella fondata da Gesù Cristo, che non è la “Chiesa conciliare”, e reputare, di conseguenza, che il Pontificato di Paolo VI non è altro che una “punizione di Dio”. Gettato alle ortiche il “Triregno”, il regno papale di Paolo VI iniziò a manifestarsi proprio come una vera e drammatica “punizione divina”!

L’APERTURA DI PAOLO VI ALLA MASSONERIA

La Chiesa cattolica ha sempre condannato la “sètta massonica”. Iniziò il Papa Clemente XII nel 1738. Dopo di Lui, tutti i Pontefici rinnovarono le condanne, le sanzioni, gli ammonimenti. Cito le principali encicliche contro la Massoneria: –

  • PROVIDAS di Benedetto XIV del 18.5.1751; –
  • ECCLESIAM di Pio VII del 13.9.1821; –
  • QUO GRAVIORA, C. A. di Leone XII del 13.3.1825; –
  • TRADITI di Pio VIII del 24.5.1829; –
  • QUI PLURIBUS di Pio IX del 9.11.1846; –
  • QUIBUS QUANTISQUE di Pio IX del 20.4.1849; –
  • HUMANUM GENUS di Leone XIII del 20.4.1884; –
  • PASCENDI di S. Pio X dell’8.9.1907.  
  • Benedetto XIV benedì il lavoro di Mons. Jouin: “Contro le sètte nemiche della religione”.
  • Pio XII, il 24 luglio 1958, denunciò la Massoneria quale radice dell’ateismo scientifico, del materialismo, della dialettica, del razionalismo, del laicismo.
  • Papa Giovanni XXIII, nel 1960, ricordò al Sinodo Romano: «Per quanto concerne la sètta massonica, i fedeli devono ricordarsi che la pena stipulata dal Codice di diritto Canonico (can. 2335) è sempre in vigore».
  • Il 5 gennaio 1954, il Sant’Uffizio condannò un’opera del Gran Maestro della Massoneria austriaca. Il 20 febbraio 1959, l’Assemblea Plenaria dei Cardinali, Arcivescovi e Vescovi argentini, pubblicò una “Dichiarazione” in cui ricordava la condanna formale dei Papi Clemente XII e S. Pio X.

Ma poi venne il “nuovo orientamento” della Chiesa, confermato dal massone Ives Marsaudon in un suo libro. Purtroppo, questo “nuovo atteggiamento” della Chiesa fu la virata del Vaticano II, guidato da Giovanni XXIII, prima, e poi da Paolo VI, il quale adottò subito posizioni ecumeniche e liberali verso la Massoneria. Per chiarire questo aspetto di Paolo VI, vediamo alcuni suoi “fatti” e “detti”;

  • 1. L’elogio funebre del Gran Maestro di Palazzo Giustiniani, Giordano Gamberini, fatto su “La Rivista Massonica”, conclude dicendo:

«… per la prima volta nella Storia, i Massoni possono rendere omaggio al tumulo di un Papa, senza ambiguità né contraddizione». 

Tra il 1948 e il 1950, l’allora Mons. Montini aveva detto a P. Felix A. Morlion, OP:

«Non passerà una generazione e, tra le due società, (Chiesa e Massoneria) la pace  sarà fatta».

Quella “pace”, infatti, fu sancita con una lettera del 19 luglio 1974 del cardinale Seper, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede al cardinale Krol, Presidente della Conferenza Episcopale statunitense.

2. In una Lettera privata del conte Léon Poncins, esperto di questioni massoniche, si legge:

«… con Pio X e Pio XII, noi frammassoni potemmo ben poco, ma con Paolo VI noi abbiamo vinto!».

3. Un capo della Massoneria, il Sig. Marsaudon, nel suo libro: “Ecumenismo visto da un frammassone di tradizione”, parlando di Montini ha scritto:

«Si può parlare veramente di Rivoluzione, la quale, partita dalle nostre Logge massoniche, s’è estesa magnificamente fin al di sopra della Basilica di S. Pietro».

Infatti, la “Riforma liturgica” fu prevista dal massone Roca nel 1883. L’aveva scritto:

«In un Concilio ecumenico (Vaticano II – ndr) la Chiesa subirà una trasformazione che la metterà in armonia con lo stato della civiltà moderna».  

4. Paolo VI tolse le “censure” sulla Massoneria, per cui il Gran Maestro Lino Salvini, il 18 marzo 1978, potrà dire:

«I nostri rapporti con il Vaticano sono ottimi!».

La Massoneria, infatti, penetrò nella Chiesa di Paolo VI. Lo comprovano le “leggi massoniche” entrate nella Chiesa sotto il suo Pontificato, come l’aborto, il divorzio, la separazione tra Chiesa e Stato, la degradazione dei Seminari e delle Congregazioni Religiose... Un vero “piano massonico” come quelli dell’ONU e dell’UNESCO. Fu l’avvio della Sua “religione dell’uomo”, un concetto squisitamente massonico.

5. Ricordo anche quella Sua visita all’ONU, dove, prima di recitare il Suo discorso umanista, Paolo VI entrò nella “Meditation Room”, il santuario massonico, al centro del quale vi è “un altare per un Dio senza volto”.

6. Durante il suo viaggio in Terra Santa, nel 1964, sul monte degli ulivi, Paolo VI abbracciò il Patriarca ortodosso Athenagoras I, massone del 33° grado!  

7. Da questo suo viaggio in Terra Santa, del 1964, Paolo VI iniziò a portare l’Ephod, il monile che il Pontefice Ebreo, Caifa, indossava quando condannò a morte Gesù Cristo perché si era dichiarato “Figlio di Dio”! L’Ephod, quindi, assume il significato della negazione della divinità di Gesù Cristo.

8. Il 13 novembre 1964, Paolo VI depose sull’altare la “Tiara” (il “Triregno”, simbolo del potere del Papa), rinunciandovi definitivamente. Inoltre Egli darà il “Suo  Pastorale” e il Suo “Anello” al buddista birmano e massone U’Thant, Segretario Generale dell’ONU.

9. Il 7 dicembre 1965, a conclusione del Vaticano II, nell’omelia disse:

«… La religione di Dio che si è fatto uomo, si è incontrata con la religione – perché tale è! – dell’uomo che si fa Dio»

… Da osservare che “la religione dell’uomo che si fa Dio” è la religione dell’auto-divinizzazione dell’uomo della Massoneria. Ma “l’uomo che si fa Dio”, però, commette il peccato di Lucifero e segue il consiglio del serpente biblico: “Sarete come dei”. In nuce, questo non è altro che il pensiero dell’eretico teologo Teilhard de Chardin, settario massone dell’Ordine Martinista, e considerato l’“anima” del Vaticano II. Nessuna meraviglia, allora, se nel Comitato direttivo per una “Bibbia concordata”, Paolo VI volle  anche il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, il prof. Giordano Gamberini, uno dei fondatori e “vescovo” della “Chiesa Gnostica” italiana che è la “chiesa satanista”, fondata in Francia, nel 1888.

10. Il 23 marzo 1966, Paolo VI mise al dito del dott. Ramsey, laico e massone, il Suo “nuovo anello” conciliare, e poi, assieme a Lui, impartì la “benedizione” ai presenti.

11. Il 3 giugno 1971, Paolo VI ricevette in udienza pubblica, in Vaticano, membri della “Loggia massonica” del “B’nai B’rith, la più potente Loggia massonica, riservata agli ebrei, che Paolo VI chiamò: «Miei cari amici!».

12. Il 28 novembre 1977, “la Conferenza dei Vescovi cattolici e la Lega contro la diffamazione del B’nai B’rith annunciò la formazione di un gruppo di lavoro comune, destinato ad esaminare i problemi relativi alla fede degli Ebrei e dei Cattolici”.

13. In una lettera al Gran Maestro Gamberini, P. Rosario Esposito scrisse che

«una serie di decisioni di Paolo VI sono una indiscriminata apertura verso la Massoneria».  

14. Il Gran Commendatore del Supremo Consiglio della Massoneria messicana, Carlos Vasquez Rangel, ha rivelato che

«Angelo Roncalli sarebbe stato iniziato alla Massoneria a Parigi».

Infatti «Era a Parigi quando i non iniziati Angelo Roncalli e Giovanni Montini furono iniziati, lo stesso giorno, agli augusti misteri della Fratellanza. Perciò, non è strano che molte cose che sono state relizzate, nel Concilio Vaticano II, da Giovanni XXIII, siano basate sui principii e postulati massonici» (Cfr. “Processo” n. 832, 12 ottobre 1992, citato da C.D.L. Reporter, maggio 1995, n. 179, p. 4).  

15. Da più parti e a più riprese, in maniera obiettiva, talora anche violenta, si insinuò l’idea che anche Paolo VI – secondo esperti di araldica e nobiltà – sarebbe un discendente da ebrei convertiti (Tra le svariate fonti, citiamo: Paul Scortesco, “L’Eglise condannée”, suppl. a “Lumiére” N° 148, 1976, pp. 23 e ss.; Leon De Poncins, “Christianisme et Franc-Maçonnerie”, Ed. de “La Pensée Française”, Chiré, p. 272, nota 5); inoltre Egli sarebbe stato “iniziato” alla Loggia dei B’nai B’rith, e che sempre ha tenuto ottime relazioni con Framassoni e ambienti ebraici! (Si veda la “documentazione” sul pensiero e l’“opera massonica” di Paolo VI in “Forts dans la Foi”, Numeri  46 e 47, anno 1976, negli articoli dei Padri Simon e Guérard des Lauriers).

16. Non si può ignorare, inoltre che l’elezione al papato del card. Montini fu dovuta all’intervento di alcuni rappresentanti dell’Alta Massoneria Ebraica dei B’nai B’rith. Uno scritto del Principe Scotersco, cugino germano del Principe Borghese, presidente del Conclave che elesse Montini a Supremo Pontefice, contiene le seguenti informazioni sul Conclave del 21 giugno 1963:

«Durante il Conclave, un Cardinale uscì dalla Cappella Sistina, incontrò i rappresentanti dei B’nai B’rith, annunciò loro l’elezione del cardinale Siri. Essi risposero dicendo che le persecuzioni contro la Chiesa sarebbero riprese immediatamente. Ritornando al Conclave, egli fece eleggere Montini»!

La Beata stigmatizzata Anna Caterina Emmerich questa auto-distruzione della Chiesa l’aveva già vista e descritta nelle sue visioni (cfr. specialmente a pag. 148 marzo 1820, e a pag. 180; 22 ottobre 1822, p. 187). Il Vaticano II era composto anche da liberali e da modernisti che dissimulavano, però, la loro appartenenza ideologica alla Massoneria.

Ad esempio, il massone cardinale Lienart, che, facendo rigettare la discussione degli schemi preparati dal Sant’Uffizio, voluti da Giovanni XXIII, trasformò il Vaticano II in una Torre di Babele di tipo massonico. A questo punto, l’ipotesi dell’invasione massonica nel Vaticano non è più una semplice ipotesi, ma una realtà che  fa luce sul modernismo di Paolo VI, sul suo lasciar avanzare la demolizione della Chiesa, sul suo accanimento nel distruggere gli Stati cattolici, sulle sue aperture all’Est, sul suo comportamento ideologico, ancora prima del suo discorso all’ONU, uno dei più alti luoghi della Massoneria. Ricordiamo, qui, la sua non opposizione al progetto del suo amico mons. Etchegaray, Presidente della Conferenza Episcopale Francese e Vescovo di Marsiglia, quando voleva dotare il Santuario di Nostra Signora della Guardia, d’una Cappella per i buddisti e un’altra per i musulmani. Questa fu un’intenzione tipicamente massonica!

Tutto questo spiega gli altari rivolti verso il popolo, la Comunione sulla mano, la fine della Messa Tradizionale, i Catechismi eretici per corrompere la Fede, ecc., che ci fa ricordare gli avvertimenti della Madonna de La Salette: «Roma perderà la Fede e diventerà la sede dell’Anticristo», e quello della Madonna a Fatima quando disse: «Satana effettivamente riuscirà ad introdursi fino alla sommità della Chiesa»! A questo punto, non c’è più da meravigliarsi della veridicità della “Lista Pecorelli”, che contiene 121 nomi di alti Prelati iscritti alla Massoneria. Vediamone, qui, almeno i principali, i più vicini e potenti collaboratori di Paolo VI.

Tratto da “Chiesa viva” ANNO XLI – N° 441 SETTEMBRE 2011

Ritorniamo alla Tradizione !

 

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