L’indecoroso baciascarpe del vescovo di Roma

(Sottolineature, colori e grassetti sono nostri)
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Commento sul gesto di papa Francesco – Matteo d’Amico

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Approfondisci…       (di Cesare Baronio)
Titolo originale: ET PROCIDENS ADORAVIT EOS – L’UMILIAZIONE DEL VICARIO DI CRISTO E L’UMILTÀ DI BERGOGLIO
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Lo scorso 11 Aprile abbiamo assistito all’oltraggiosa, ennesima umiliazione del Vicario di Cristo, genuflesso dinanzi ad alcune personalità civili, prostrato a baciar loro i piedi (qui). L’indecoroso evento si è svolto alla Domus Sanctae Marthæ, dopo la conclusione di un cosiddetto ritiro spirituale in cui i leader politici e religiosi del Sudan si sono riuniti per invocare la pace. Con quella proskynesis innaturale, il Satrapo di Santa Marta si conferma un consumato attore, ma anche un irrimediabile ipocrita, per il quale la somma dignità e la sacralità della persona del Romano Pontefice possono essere offese, pur di metter in mostra un’umiltà d’accatto tanto stucchevole quanto artefatta. Il Vicario di Cristo è così messo in ombra dall’ingombrante Argentino: la Chiesa di Cristo è eclissata dalla chiesa di Francesco. Il Papato è oggetto di un abuso, di una violenza che scredita la più alta carica spirituale esistente al mondo, ad opera di chi dovrebbe invece esercitarla cum timore et tremore.
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L’unico aspetto positivo di questo Pontificato consiste nell’aver svelato, estremizzandola in Bergoglio, la vera natura del Concilio. Vien da chiedersi se quella frase che riecheggiò quattro anni fa nella camera lacrimatoria della Sistina – «Sono finite le carnevalate» – non si riferisse tanto all’eclissi delle cerimonie e del vestiario papale tornati momentaneamente in auge sotto Benedetto XVI, quanto piuttosto al fatto che il nuovo corso sudamericano avrebbe lasciato definitivamente cadere la maschera sino ad allora indossata per camuffare la colossale frode conciliare. Fino a quel 13 Marzo 2013 – dies nigro notanda lapillo – i Papi avevano mantenuto quel minimo di contegno, che consentisse loro di presentarsi al popolo cristiano ed al mondo come persone degne di rispetto e quindi rivestite di una qualche autorevolezza. Certo, anch’essi – da Roncalli in poi – avevano abbracciato il mondo cercando di mostrare il volto umano della Chiesa, quasi essa fosse stata retta da crudeli tiranni sino al Duodecimo. Il Papa buono: gli altri, tutti cattivi? il Papa del sorriso: gli altri, tutti musoni? Ma, al confronto dell’agghiacciante «Buonasera» di Bergoglio, il Discorso alla Luna di Roncalli dell’11 Ottobre del 1962 suona di un’ingenuità disarmante.
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Eccolo dunque, il Papa che ci è stato inflitto in isconto delle colpe della setta conciliare: un protagonista, un commediante di primo livello, che ha saputo reinterpretare la persona Papæ nel senso etimologico del termine latino: la maschera del Papa. Una maschera grottesca, in verità.
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Alle vesti che tutti i suoi immediati Predecessori avevano conservato egli ha sostituito un paio di scarpe nere, i pantaloni che si vedono sotto la talare, la borsa da venditore porta a porta. Ai saloni del Palazzo Apostolico ha preferito il design alberghiero della Domus Sanctæ Marthæ, consumando i pasti in un refettorio in stile aziendale anziché nel proprio appartamento. Nei riti, Bergoglio supera il tetro grigiore di Montini, che pure era un esperto di squallore calvinista: non una nota in canto; il broncio e lo sguardo livido anche nei momenti più sacri della celebrazione; e quell’ostentata omissione della genuflessione dinanzi al Santissimo; anche per il Corpus Domini: nel 2014 si fece notare come grande assente, come se avesse voluto deliberatamente eclissare il Divino Presente. Et pour cause: sotto il baldacchino e tra le volute d’incenso, i fedeli adoravano l’Ostia Santa e non lui, così ha dato forfait, lasciando sdegnosamente la scena per andare a cena da un cerimoniere ora giubilato.
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Se non ci trovassimo a contemplare con i nostri occhi queste scene racapriccianti; se non vedessimo accadere realmente tutto ciò, potremmo pensare che azioni del genere possano collocarsi negli ultimi giorni del regno dell’Anticristo. Se vedessimo un video di Bergoglio senza sapere ch’egli è Papa, e ci dicessero che si tratta di un film, saremmo indotti a ritenere che il regista abbia voluto rappresentare – in quell’atteggiamento che traspare dallo sguardo, dalla voce, dalla postura – quella ripugnanza che prova di fronte a Dio chi si sente irriducibilmente vinto da Lui: come l’espressione di sconfitto raccapriccio che assumono le sembianze di un posseduto dal Maligno, prima che questo lo abbandoni per ordine dell’esorcista. Ma non è un film, purtroppo. Questi eventi sono parte di una cruda e tremenda realtà, costituita essenzialmente da uno spirito di ribaltamento, da una volontà di capovolgimento che reca il marchio del Nemico. E questo ribaltamento, questa rivoluzione, consiste nel sovvertire l’ordine voluto da Dio, attribuendo alla creatura gli onori divini con lo scopo di negarli al Creatore.
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In questa farsa diabolica anche i protagonisti occasionali non sono che strumenti, usati per scandalizzare:
  • i poveri, definiti carne di Cristo, in opposizione al vero Corpo di Cristo;
  • i migranti, ontologicamente da accogliere proprio in quanto diversi e spesso nemici, in opposizione al diritto naturale che chiede la difesa della Patria dall’invasore e dal barbaro;
  • gli eretici e gli idolatri, i cui errori vengono indicati come voluti da Dio stesso, fonte di arricchimento e di dialogo, contro la Legge divina che impone la predicazione della Verità e la difesa del gregge dai lupi rapaci;
  • gli scandalosi, i lussuriosi, gli adulteri, i sodomiti, i cui vizi sono additati come debolezze perdonabili in nome di un frainteso concetto di amore che tutto giustifica, quale contraltare della virtù di castità e della verginità, derise come ipocrisie perbeniste e pretesto di fantasie morbose dei confessori: «E si fanno un film nella loro testa. Ma questi hanno bisogno di uno psichiatra», glossava il Nostro in un’intervista scandalosa (qui):
  • ogni volta che Bergoglio si mostra per quello che è, parlando a braccio, si apre un abisso sul quale desta orrore anche solo gettare lo sguardo.
  • Anche il rispetto per il creato, nelle mani dell’Argentino, perde il riferimento trascendente e diventa un facile argomento di affinità con i movimenti ambientalisti à la Greta Thunberg.
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Ma poveri, migranti, eretici, adulteri e fornicatori sono solo i personaggi contingenti attraverso i quali Bergoglio vuole legittimare pauperismo, immigrazionismo, ambientalismo, mondialismo, eresia, adulterio e fornicazione; ed allo stesso tempo presenta come superstizione l’adorazione del Corpo di Cristo, condanna la fedeltà alla dottrina, si fa scherno della fedeltà coniugale – 
«Essere cattolici non significa fare figli come conigli», ha detto (qui) –
e della purezza –
«I peccati della carne sono i peccati più leggeri» (qui),
deride l’amor patrio in nome di un’accoglienza suicida che sta cancellando quel che rimaneva del Cattolicesimo in Europa.
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Con questi gesti teatrali Bergoglio offende Dio ed umilia la Santa Chiesa, e lo fa nelle vesti del Vicario di Cristo. I mezzi sono gli stessi, ma privi del loro necessario fine: gesti di scena volti solo a scandalizzare, a ribadire con ostinazione il non serviam luciferino. Una grottesca parodia di cui può essere ispiratore solo la simia Dei.
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Questa sovversione ha un lato liturgico ed un lato ideologico, poiché anche la nuova lex orandi bergogliana (e conciliare in genere) è espressione di una lex credendi, anzi direi di una lex apostatandi.
  • Ecco allora la genuflessione al carcerato maomettano, ma non al Santissimo Sacramento;
  • ecco la mano sottratta con villania ai fedeli che vorrebbero onorare il Santo Padre, ma il bacio dei piedi dei leader del Sud Sudan;
  • eccolo ancora in ginocchio per farsi imporre lo spirito dai carismatici, ma ostinatamente in piedi davanti all’ostensorio.
  • Ecco lo sdegnoso mutismo ai Cardinali dei Dubia, ma le udienze a eretici notori, la porta chiusa per Salvini ma spalancata per politici abortisti e sostenitori dell’agenda omosessualista.
  • Ecco il Vescovo costretto alle dimissioni perché notoriamente conservatore, ma i peggiori corrotti ed eretici lasciati impunemente al loro posto, se non promossi.
  • E l’udienza alla coppia di sodomiti sposati, ma il silenzio sdegnoso sul Family Day.

«Davvero, io di politica italiana non ne capisco. Non capisco. Avevo letto sull’Espresso qualcosa di un “Family day”. Non so cosa sia, so che è uno dei tanti “day” che si fanno» (qui).

Questo è il Papa eletto in un conclave su cui grava l’ombra sinistra di ricatti e accordi clandestini ad opera della Mafia di San Gallo, nella quale convergevano Prelati eretici e pervertiti della peggior specie, come il card. Daneels o il suo infame confratello Mc Carrick, entre autres. Chi si ostina a guardare l’aspetto meramente giuridico e canonico del caso Bergoglio può disputare all’infinito sul fatto che un eretico possa esser Papa, se decada o meno dal Papato, se debba esser deposto da un Concilio o dal Sacro Collegio: non risolverà il problema che ormai chiunque ammette, e cioè che sul Soglio siede un individuo che, Papa o antipapa che sia, sta demolendo le ultime vestigia della Chiesa, trasformando l’unica Arca della salvezza in un postribolo ecumenico in cui tutti hanno accoglienza, ad eccezione dei Cattolici.
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E ciò che sconcerta è che, nonostante l’evidenza, vi siano ancora Cardinali e Prelati – Burke, Müller, Schneider ed altri – e con loro non pochi chierici e laici conservatori i quali, pur nell’esprimere le proprie perplessità per il clamoroso paradigm shift dell’Argentino, si sentono quasi obbligati in coscienza a cercare una qualche legittimazione dal Concilio. Così, al sentire Francesco che farnetica in questioni dottrinali o morali, non si peritano di compulsare Lumen Gentium anziché citare sine glossa i canoni dei Sacrosanti Concili Ecumenici che precedettero l’assise presieduta da Roncalli e Montini. Lo stesso Ratzinger pare incapace di riconoscere che quella crisi che pure lamenta non sia frutto di un deplorevole equivoco, ma il risultato necessario e coerente di un’operazione astutissima e perversa che ha nel Vaticano II la propria Magna Charta. E in lui stesso uno dei principali artefici, nonostante le timide resipiscenze postume.
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Resipiscenze che – come sottolinea con vastissima documentazione e dotta analisi il prof. Radaelli (qui) – non hanno mai riguardato le sue proposizioni gravemente ereticali contenute inIntroduzione al Cristianesimo, nemmeno nel suo ruolo di custode dell’ortodossia prima come Prefetto del Sant’Uffizio e poi come Romano Pontefice. 
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Riassumendo…
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  • Non semplicemente in ginocchio, ma proprio con la faccia in giù, fino al pavimento, e la bocca sulle scarpe di quei signori: strano, perché pochi giorni prima aveva tirato indietro la mano davanti ai fedeli che volevano baciare l’anello piscatorio, e poi aveva spiegato di averlo fatto per mortivi igienico-sanitari, volendo evitare la circolazione di pericolosi germi infettivi. Il papa che non accenna neppure a flettere leggermente le ginocchia davanti al Santissimo, ha poggiato la fronte per terra, ha impresso il suo bacio sulle scarpe di quegli uomini, e, nel far ciò, ha mostrato il sedere all’aria, in una posa esteticamente e simbolicamente molto brutta, avvilente, indecorosa. Come nel caso del mancato bacio all’anello, si è comportato come se la sua persona, o meglio il suo ego, e la sua funzione di successore di Pietro, fossero una sola ed unica cosa: l’anello non è il simbolo della sua dignità petrina, ma un normale anello di sua proprietà, che potrebbe, se baciato da troppe persone, trasmettere qualche malattia; e la sua genuflessione è cosa che riguarda lui solo, lui e il suo corpo, come la gestione dell’utero da parte delle femministe.- http://www.accademianuovaitalia.it/index.php/cultura-e-filosofia/la-contro-chiesa/7456-fa-quasi-paura
  • Dobbiamo confessare che quel suo sedere per aria, quella prosternazione inaudita, ci hanno provocato dei sentimenti piuttosto forti. Oltre al disgusto per l’offesa al senso del pudore e oltre al disagio e all’imbarazzo per l’umiliazione che stava infliggendo alla Chiesa, abbiamo provato un sentimento molto simile alla paura. Sì, paura: paura davanti all’evidenza che costui non teme nulla, neanche Dio; non si vergogna di nulla, non arretra di fronte a nulla, non conosce la vergogna, non esita davanti all’infamia e all’indecenza: insomma, è pronto e disposto a qualsiasi cosa, a qualsiasi bruttura, a qualsiasi bestemmia, nella sua opera sistematica di distruzione della Chiesa. Il primo Comandamento recita: Io sono il Signore Dio tuo; non avrai altro Dio fuori che me. Ne consegue che solo davanti a Dio il cristiano si deve inginocchiare, si deve prostrare, si deve umiliare; davanti a Dio e a nessun altro, meno che mai davanti a degli esseri umani. Un papa che non s’inginocchia davanti a Dio, ma si inginocchia fino a terra davanti a un essere umano, è un papa che vuol mandare un segnale molto forte a tutti i credenti: smettetela di aspirare al Cielo, pensate alla terra; non perdete tempo con un Dio trascendente, gli altri uomini siano le vostre divinità; pregate e supplicate gli uomini per la pace, per l’ambiente, per il clima, e attenti a non prendevi qualche infezione, baciando i simboli sacri. Questo è stato il messaggio, non verbale, ma assai eloquente, specie per chi conosce almeno l’ABC del credo massonico, di quel bruttissimo atto di coricarsi fino a terra per posare le labbra sulle scarpe di alcuni uomini politici africani: un atto che si aggiunge a cento altri, un gesto che si somma a mille altri del medesimo tenore. Non bisogna considerare quel singolo atto in se stesso, ma vederlo come una tessera inserita nel grande mosaico dell’eresia e dell’apostasia di questo papa che non è un papa; di questo uomo malvagio, cinico, bugiardo, che sta trascinando i cattolici fuori dal cattolicesimo, dicendo, oltretutto, che Dio non è cattolico; impugnando, alla santa Messa, una ferula che non è un crocifisso, ma un simbolo sciamanico e satanico; perseguitando i religiosi e le religiose più buoni, devoti e pieni di fede, i francescani e le francescane della Immacolata, e ostentando il fatto di non rispondere alle domande su questioni di fede che gli vengono da quattro eminenti cardinali.http://www.accademianuovaitalia.it/index.php/cultura-e-filosofia/la-contro-chiesa/7456-fa-quasi-paura

Scrive san Paolo nella Seconda lettera ai Tessalonicesi (2, 1-12, C.E.I. 1974):

Ora vi preghiamo, fratelli, riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e alla nostra riunione con lui, di non lasciarvi così facilmente confondere e turbare, né da pretese ispirazioni, né da parole, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia imminente. Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l’apostasia e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto,  fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio. Non ricordate che, quando ancora ero tra voi, venivo dicendo queste cose? E ora sapete ciò che impedisce la sua manifestazione, che avverrà nella sua ora. Il mistero dell’iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene. Solo allora sarà rivelato l’empio e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà all’apparire della sua venuta, l’iniquo, la cui venuta avverrà nella potenza di satana, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri, e con ogni sorta di empio inganno per quelli che vanno in rovina perché non hanno accolto l’amore della verità per essere salvi. E per questo Dio invia loro una potenza d’inganno perché essi credano alla menzogna e così siano condannati tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma hanno acconsentito all’iniquità.

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