Monasteri di clausura: uno sterminio silenzioso

(Sottolineature, colori e grassetti sono nostri. Alcuni segmenti sono stati tagliati per evidenziare i passi critici del documento. Ne consigliamo l’intera visione cliccando in fondo la pagina sopra il link)

Lo sai che cosa insegna il nuovo documento di Papa Francesco “Costituzione apostolica Vultum Dei quaerere  per il “rinnovamento” della vita claustrale.? 

“Eccolo il vero obiettivo degli ultimi documenti che si occupano di questa realtà complessa e delicata: sotto lo slogan che raccomanda ossessivamente di evitare l’isolamento si intravvede la volontà di arrivare alla creazione di un “nuovo” monachesimo, dove tutte le monache siano sottoposte alle identiche forme di aggiornamento e indottrinamento, fino a cambiare le regole di vita (Da “l’introduzione al libro “Claustrofobia” la vita contemplativa e le sue (d)istruzioni – ,firmata da una monaca di clausura per Aldo Maria Valli) 

“Con quale sgomento noi, suore di clausura, assistiamo a questa lotta, condotta con la prepotenza, le minacce e la coercizione psicologica! Anche perché tutto si compie nel silenzio e nel nascondimento dei monasteri. Uno sterminio silenzioso del monachesimo, sotto il profilo spirituale e culturale, ma anche materiale (attraverso il controllo dei beni dei monasteri); sterminio di una struttura millenaria giunta pressoché intatta fino a noi”. (Da “l’introduzione al libro “Claustrofobia” la vita contemplativa e le sue (d)istruzioni – ,firmata da una monaca di clausura per Aldo Maria Valli) 

Tutto ha il sapore del controllo, non del rispetto. (Da “l’introduzione al libro “Claustrofobia” la vita contemplativa e le sue (d)istruzioni – ,firmata da una monaca di clausura per Aldo Maria Valli) 

È chiaro che si sta aprendo la battaglia finale, una battaglia particolarmente insidiosa, decisiva, perché volta alla conquista e alla distruzione dell’ultima fortezza. Questa battaglia richiede impegno, coraggio, ma anche una preghiera sempre più forte e convinta. Lo scopo è consentire a chi ha consacrato la vita a Dio nella clausura di continuare a fare ciò che ha sempre fatto, l’unum necessarium: occuparsi unicamente di Dio, sommamente amato. (Da “l’introduzione al libro “Claustrofobia” la vita contemplativa e le sue (d)istruzioni – ,firmata da una monaca di clausura per Aldo Maria Valli) 

https://www.aldomariavalli.it/2019/01/25/monasteri-di-clausura-uno-sterminio-silenzioso/

Ora Per non rimanere nell’astratto, a mo’ di esemplificazione citiamo alcuni passi della Costituzione apostolica apponendovi rispettosamente delle osservazioni sulla base dell’immutabile dottrina e prassi propria della tradizione cattolica.

Al paragrafo 3 si parla di ricerca sempre incompiuta di Dio: ciò è ammissibile solo a livello soggettivo, non a livello oggettivo, dato che la Rivelazione divina si è compiuta in Cristo. Al numero 4 si legge poi: «Le comunità di oranti, e in particolare quelle contemplative, […], non propongono una realizzazione più perfetta del Vangelo ma, attuando le esigenze del Battesimo, costituiscono un’istanza di discernimento e convocazione a servizio di tutta la Chiesa». La prima parte della proposizione, contenente la negazione, è in modo evidente falsa, dato che la vita religiosa è sempre stata considerata via di perfezione evangelica; la seconda parte (quella affermativa) è semplicemente incomprensibile.

§ 6: si evoca «l’unico Signore che offre pienezza alla nostra esistenza». Si intende solo la vita terrena? E la vita eterna? Et exspecto resurrectionem mortuorum et vitam venturi saeculi!
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§§ 7-8: rinnovamento adeguato alle mutate condizioni dei tempimutate condizioni socio-culturali: la perfezione evangelica non va bene a tutti i tempi e luoghi? Visto che gli attuali tempi e condizioni sono segnati dall’ateismo pratico di massa, i contemplativi dovrebbero forse adeguarsi ad esso?
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§ 8: «Questo tempo ha visto un rapido progresso della storia umana: con essa è opportuno intessere un dialogo». Bisogna precisare di quale tipo di progresso si parli, dato che al progresso tecnologico non corrisponde un progresso morale. Ci chiediamo inoltre in che consista il dialogo con la storia, a meno che non si intenda ciò che la Chiesa ha sempre fatto: interpretare e giudicare eventi e processi storici alla luce del Vangelo.
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§ 13: la configurazione al Signore Gesù è un obiettivo che si è sempre perseguito con l’ascesi, la preghiera e l’esercizio della carità, non anzitutto con la formazione intellettuale, che nelle suore suscita spesso, al contrario, accese ambizioni e rivendicazioni. Si auspica altresì un’integrazione delle dimensioni umana, culturale, spirituale e pastorale: quale sarebbe, di grazia, la dimensione pastorale della vita claustrale?
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§ 15: si richiedono tra nove e dodici anni di formazione prima della professione definitiva. Ci vuole il dottorato per farsi suora di clausura? Non risulta che santa Teresa d’Avila avesse studiato a Salamanca, pur valendosi di dotti direttori spirituali.
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§ 16: si mette in guardia dal ripiegamento su sé stessi. Ma può l’autentica vita contemplativa correre questo rischio? Non è piuttosto il modo più efficace, in senso soprannaturale, di sovvenire alle necessità della Chiesa e del mondo? Ignorato il dovere primario della lode di Dio, inoltre, si slitta subito sull’intercessione per le “periferie”…
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§ 18: si richiede una «spiritualità che vi faccia diventare figlie del cielo e figlie della terra, discepole e missionarie». Figlie della terra le monache lo sono già per natura; non si è mai sentito, peraltro, che la spiritualità serva a diventarlo di più. Come, poi, diventare missionari in clausura, se non con l’intercessione ed eventualmente con l’irradiazione di una vita crocifissa che attiri le anime a Dio?
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§ 20: ermeneutica esistenziale della Sacra Scrittura: è proprio quella che ha portato tanti cristiani e religiosi a ripiegarsi su di sé, respingendone l’interpretazione tradizionale e magisteriale.
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§ 22: spezzare insieme il pane: non è il sacerdote che celebra la Messa? Che cosa “spezzano” gli altri? Bisogna seguire quel gesuita che ingiungeva ai fedeli di condividere l’ostia consacrata con il vicino? O allora l’Eucaristia è semplice “pane” e non il Corpo e Sangue di Cristo? «Nell’Eucaristia lo sguardo del cuore riconosce Gesù»: non era la fede teologale a riconoscerlo?
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§ 25: mutua appartenenza: il consacrato, per definizione, appartiene a Dio solo.
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§ 31: «La pluralità di modi di osservare la clausura all’interno di uno stesso Ordine deve essere considerata una ricchezza e non un impedimento alla comunione, armonizzando sensibilità diverse in una unità superiore. Tale comunione potrà concretizzarsi in diverse forme di incontro e di collaborazione, soprattutto nella formazione permanente e iniziale». È uno dei punti più sovversivi. Le diverse forme di incontro e collaborazione comportano di fatto la fine della clausura stretta. In che cosa consiste poi l’unità superiore in cui si armonizzano sensibilità diverse? Cosa bisogna fare, concretamente, se nello stesso Ordine non vige la medesima prassi, in barba alla Regola e alle Costituzioni? Non si tratta di idee, ma di diverse scelte di vita e dei frutti che ne conseguono.
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§ 32: occorre «trovare un rapporto equilibrato tra la tensione verso l’Assoluto e l’impegno nelle responsabilità quotidiane, tra la quiete della contemplazione e l’alacrità nel servizio». I monaci non sono forse tesi verso l’Assoluto in ogni istante e non praticano la contemplazione anche nel lavoro? C’è forse opposizione tra i due aspetti della loro vita? Si avverte un’insufficiente comprensione della contemplazione e una visione materialistica del lavoro.
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§ 35: tutti i mezzi che la Chiesa propone per il dominio di sé e la purificazione del cuore: sarebbe interessante sapere quali sono e quando oggi la Chiesa li propone. «L’ascesi è anche mezzo per prendere contatto con la propria debolezza»: non era un mezzo per superarla? Basta l’esperienza quotidiana dei propri peccati per prendere abbondantemente contatto con essa…
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§ 36: partecipazione alla costruzione di un mondo più umano e quindi anche più evangelico. Lo scopo della vita contemplativa è celeste, come quello di tutta la Chiesa: preparare la Gerusalemme di lassù. Inoltre, basta che il mondo sia più umano perché sia anche più evangelico?
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Molto giustamente nel documento è riaffermato a più riprese il valore inestimabile della vita claustrale, poiché – vi si legge – «le sorti dell’umanità si decidono nel cuore orante e nelle braccia alzate delle contemplative» (n. 17). Evidentemente, se lo scenario mondiale che è sotto i nostri occhi è frutto della preghiera delle claustrali, si può lecitamente sollevare qualche perplessità sulla santità di vita che si conduce nei monasteri. E il loro futuro – dopo questa Costituzione apostolicanon si profila certo migliore, visto che il colpo mortale ai Monasteri è stato inferto dall’Autorità che dovrebbe difenderli e vivificarli. La loro “sovietizzazione” avrà come unico risultato la loro normalizzazione e dissoluzione, con le nefaste conseguenze, per la Chiesa e per il mondo, che ognuno può ben immaginare. Ancora una volta “Roma mi ha fatto male”. https://www.corrispondenzaromana.it/la-vultum-dei-quaerere-e-la-sovietizzazione-dei-monasteri/
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Invece,nell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo (19 marzo 2018) a un certo punto, nella sezione dedicata a L’attività che santifica, si legge: 
“Non è sano amare il silenzio ed evitare l’incontro con l’altro, desiderare il riposo e respingere l’attività, ricercare la preghiera e sottovalutare il servizio. Tutto può essere accettato e integrato come parte della propria esistenza in questo mondo, ed entra a far parte del cammino di santificazione. Siamo chiamati a vivere la contemplazione anche in mezzo all’azione, e ci santifichiamo nell’esercizio responsabile e generoso della nostra missione” (n. 26).
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Come mi succede spesso con Francesco, ho letto e riletto più volte il passaggio, con crescente sconcerto. Il mio collega Marco Tosatti, di fronte a quelle parole, ha commentato:Saranno felici le suore di clausura e i religiosi contemplativi. In cinque righe il Pontefice regnante liquida un paio di millenni di monachesimo contemplativo, maschile e femminile”.
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Ciò che colpisce è la confusione unita alla superficialità, il tutto condito con il livore. Come sarebbe a dire che “non è sano amare il silenzio”? E come si può pensare che amare il silenzio voglia dire “desiderare il riposo”? E come si può pensare che “ricercare la preghiera” sia qualcosa da contrapporre al servizio? E perché mettere “l’incontro con l’altro” in cima a tutto quando, semmai, ciò che conta è l’incontro con Dio?
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Tra le righe ciò che viene detto, e anzi imposto, è che le contemplative devono cambiare il loro stile di vita, ma a supporto di una tale pretesa non vengono fornite spiegazioni che abbiano realmente a che fare con questioni spirituali e religiose. Tutto il documento si occupa invece di organizzazione, strutture, assemblee, corsi.
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L’ispirazione di fondo è una sola: ri-orientarsi. Ma verso dove? Certamente non verso Dio, bensì verso il mondo e verso l’azione. Che si parli di clausura, formazione o ascesi, ciò che conta sembra essere introdurre cambiamenti.  Controllo centralizzato, fine dell’autonomia e burocratizzazione sono gli strumenti, il che è quanto meno singolare se si pensa all’insistenza di Francesco a favore dei processi di decentralizzazione nella Chiesa.
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No, non saranno i corsi di formazione, le federazioni, la centralizzazione e l’uniformazione a rinvigorire la vita contemplativa. La strada è tutt’altra ed è indicata da quei religiosi e quelle religiose che nel silenzio e nell’isolamento coltivano la relazione di preghiera con Dio secondo tradizioni originali e radicate e offrono le loro vite per la conversione di tutte le anime.
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Un grande mistico, don Divo Barsotti, che decise di vivere la propria vita di preghiera nell’isolamento, diceva che la Chiesa oggi cade in un grande equivoco quando pensa di dover liberare dalla povertà e non dal peccato.  L’assistenza sociale non sostituisce l’amore cristiano e nessun processo di “rinnovamento” potrà rafforzare la fede, la speranza e la carità. In un mondo pienamente secolarizzato la strada dei religiosi non è quella di secolarizzarsi a loro volta. “Non incontri l’uomo, se prima non hai incontrato Dio… La vera comunione col mondo si ha quando si è separati dal mondo, perché se noi non entriamo in rapporto col Signore, si perde di vista il Tutto” (Divo Barsotti, I cristiani vogliono essere cristiani).
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Lasciamo che religiosi e religiose incontrino Dio senza essere disturbati.

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Aldo Maria

Bergoglio bestemmia

(…) Cosa dice invece il signore argentino nell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate, sottotitolata Sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo, del marzo-aprile 2018 (§§ 26-27)?

§26. Non è sano amare il silenzio ed evitare l’incontro con l’altro, desiderare il riposo e respingere l’attività, ricercare la preghiera e sottovalutare il servizio. Tutto può essere accettato e integrato come parte della propria esistenza in questo mondo, ed entra a far parte del cammino di santificazione. Siamo chiamati a vivere la contemplazione anche in mezzo all’azione, e ci santifichiamo nell’esercizio responsabile e generoso della nostra missione. 

§27. Forse che lo Spirito Santo può inviarci a compiere una missione e nello stesso tempo chiederci di fuggire da essa, o che evitiamo di donarci totalmente per preservare la pace interiore? Tuttavia, a volte abbiamo la tentazione di relegare la dedizione pastorale e l’impegno nel mondo a un posto secondario, come se fossero “distrazioni” nel cammino della santificazione e della pace interiore. Si dimentica che «non è che la vita abbia una missione, ma che è missione».

Sono parole e concetti di una gravità eccezionale:se la Chiesa fosse ancora un organismo sano, vescovi e cardinali avrebbero dovuto sussultare, sacerdoti e religiose avrebbero dovuto restare turbati, feriti, scandalizzati. Queste parole hanno un significato assolutamente non cattolico: nessun vero cattolico le può accettare. Non è sano amare il silenzio: ma stiamo scherzando? Un papa può esprimere un simile concetto? È un’autentica bestemmia:una bestemmia contro la preghiera, contro l’ascolto di Dio; è un proclama modernista che offende in maniera diretta, inequivocabile e intenzionale tutto ciò che è sacro al cuore e alla mente dei fedeli cattolici. Lo stesso concetto di “sanità” sembra preso dal bagaglio di un qualsiasi psicanalista freudiano: non è sano cercare il silenzio, non è sano digiunare, non è sano pregare troppo, non è sano cercare la solitudine per pregare…sono le ricette della cultura moderna, del salutismo New Age; ma non c’entrano nulla con il cristianesimo. È la cultura moderna che svaluta e disprezza queste cose: che compatisce chi pratica il digiuno, che biasima chi recita cinque rosari tutti i giorni. C’è anche, indiretto, un attacco alla verginità; in altri casi, l’attacco è invece diretto. 

(…) non è sano amare il silenzio ed evitare l’incontro con l’altro, desiderare il riposo e respingere l’attività, ricercare la preghiera e sottovalutare il servizio, rimane: ed è un peso tale da poter capovolgere la navicella di Cristo. È una vera e propria contro-predica rispetto alle parole di Gesù Cristo a Marta di Betania. E chi predica il contrario della Parola di Cristo, come lo si deve chiamare? L’attacco contro il silenzio, la preghiera, la contemplazione mistica – perché di questo si tratta; e a chi non lo vuol capire, è inutile spiegarlo – si inscrive in una campagna che il signore argentino ha scatenato fin dal primo giorno, sin dal primo istante del suo pontificato abusivo – ricordate il suo Buonasera, al posto del doveroso Sia lodato Gesù Cristo, dal balcone del Palazzo apostolico, subito dopo la sua elezione? – contro la spiritualità cattolica, contro la trascendenza, contro la dimensione mistica e soprannaturale.

http://www.accademianuovaitalia.it/

PS:: Stiamo in guardia amici! I tempi sono terribili. Non accontentiamoci della solita minestra riscaldata che ci offre il parroco di turno: non è più tempo. Non basta! Leggiamo.Studiamo. Approfondiamo! Sottoponendo tutto alle fonti attendibili del Magistero perenne. 

Leggi,medita…diffondi! 

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