La Messa è un Sacrificio

(Sottolineature e grassetti sono nostri)

(… Risposte ad un chierico su alcuni aspetti della liturgia).

Un esempio di come possano mutare sostanzialmente gli insegnamenti e la Fede, in conseguenza dell’ingenua accettazione del concetto di cambiamento in funzione delle “esigenze correnti”, lo offre Lei stesso, quando, riferendosi alla S. Messa, parla della “forma liturgica con cui si esplica il comando del Signore Gesù, quello di ripetere il suo gesto dell’Ultima Cena di spezzare il pane e condividere il calice.” 

Noi non sappiamo se si tratta di una sua espressione poco felice o di un suo preciso convincimento oppure di qualcosa che Lei ripete perché in buona fede ritiene che sia una cosa corretta, ma a leggerla si deve necessariamente pensare che Lei sia convinto che la S. Messa non sia altro che una ripetizione del “gesto” del Signore: spezzare il pane e condividere il calice. 

Vede, caro signore, se noi adesso dicessimo che la sua formulazione è sostanzialmente eretica e nient’affatto cattolica, Lei sicuramente si sentirebbe offeso e penserebbe che noi siamo polemici, irrispettosi e nient affatto caritatevoli.  

Evitiamo di farlo, quindi, ma la esortiamo a rileggersi, quanto meno, la Ecclesia de Eucharistia, dove si ribadisce che la S. Messa è essenzialmente il rinnovamento del Sacrificio cruento della Croce, operato sull’altare in maniera incruenta dallo stesso Signore nostro Gesù Cristo per mezzo del suo ministro ordinato dalla Chiesa. 

(…) E, si badi, non si trattava e non si tratta di una diatriba sul sesso degli Angeli, ma nientemeno che di una controversia complessa e articolatissima su uno dei pilastri della nostra Fede: l’Eucaristia “fonte e culmine della vita della Chiesa”, come dice anche il Concilio Vaticano II.

Tutto questo, è o non è frutto del Concilio o del postconcilio o della modernizzazione della liturgia, che hanno inevitabilmente condotto alla travisazione della dottrina?

http://www.unavox.it/


Cominciamo dalla definizione di Messa che si presenta al par. 7, vale a dire in apertura al secondo capitolo del Novus Ordo: «De structura Missæ». 

«Cena dominica sive Missa est sacra synaxis seu congregatio populi Dei in unum convenientis, sacerdote præside, ad memoriale Domini celebrandum(2)Quare de sanctæ ecclesiæ locali congregatione eminenter valet promissio Christi “Ubi sunt duo vel tres congregati in nomine meo, ibi sum in medio eorum” (Mt. 18, 20)». 

La definizione di Messa è dunque limitata a quella di «cena», il che è poi continuamente ripetuto (n. 8, 48, 55d, 56); tale «cena» è inoltre caratterizzata dalla assemblea, presieduta dal sacerdote, e dal compiersi il memoriale del Signore, ricordando quel che Egli fece il Giovedí Santo.  

Tutto ciò non implica:

  1. né la Presenza Reale,
  2. né la realtà del Sacrificio,
  3. né la sacramentalità del sacerdote consacrante,
  4. né il valore intrinseco del Sacrificio eucaristico indipendentemente dalla presenza dell’assemblea (3)

Non implica, in una parola, nessuno dei valori dogmatici essenziali della Messa e che ne costituiscono pertanto la vera definizione. Qui l’omissione volontaria equivale al loro «superamento», quindi, almeno in pratica, alla loro negazione (4).

Nella seconda parte dello stesso paragrafo si afferma – aggravando il già gravissimo equivoco – che vale «eminenter» per questa assemblea la promessa del Cristo: «Ubi sunt duo vel tres congregati in nomine meo, ibi sum in medio eorum» (Mt. 18, 20). Tale promessa, che riguarda soltanto la presenza spirituale del Cristo con la sua grazia, viene posta sullo stesso piano qualitativo, salvo la maggiore intensità, di quello sostanziale e fisico della presenza sacramentale eucaristica. 

Segue immediatamente (n. 8) una suddivisione della Messa in liturgia della parola e liturgia eucaristica, con l’affermazione che nella Messa è preparata la mensa della parola di Dio come del Corpo di Cristo, affinché i fedeli «instituantur et reficiantur»: assimilazione paritetica del tutto illegittima delle due parti della liturgia, quasi tra due segni di eguale valore simbolico, sulla quale torneremo piú tardi. 

Di denominazioni della Messa ve ne sono innumerevoli: tutte accettabili relativamente, tutte da respingere se usate, come lo sono, separatamente e in assoluto. Ne citiamo alcune: Actio Christi et populi Dei, Cena dominica sive Missa, Convivium Paschale, Communis participatio mensæ Domini, Memoriale Domini, Precatio Eucharistica, Liturgia verbi et liturgia eucharistica,ecc.

Come è fin troppo evidente, l’accento è posto ossessivamente sulla cena e sul memoriale anziché sulla rinnovazione incruenta del Sacrificio del Calvario. Anche la formula «Memoriale Passionis et Resurrectionis Domini»  è inesatta, essendo la Messa il memoriale del solo Sacrificio, che è redentivo in sé stesso, mentre la Resurrezione ne è il frutto conseguente(5)

Esaminato e fatto esaminare [1] il Novus Ordo – proseguono i due Cardinali –

«sentiamo il dovere, dinanzi a Dio ed alla Santità Vostra, di esprimere le considerazioni seguenti: Come dimostra sufficientemente il pur “Breve Esame Critico’ allegato […] il Novus Ordo Missae, ( il nuovo rito della messa) considerati gli elementi nuovi, […] rappre­senta, sia nel suo insieme come nei particolari, un impressionante allonta­namento dalla teologia cattolica della Santa Messa, quale fu formulata nella Sessione XXII del Concilio Tridentino, il quale, fissando definitivamente i “cano­ni” del rito, eresse una barriera invali­cabile contro qualunque eresia che in­taccasse l’integrità del Magistero. […]. Sempre i sudditi, al cui bene è intesa una legge, laddove questa si dimostri viceversa nociva, hanno avuto, più che il diritto, il dovere di chiedere con filiale fiducia al legislatore l’abrogazione della legge stessa»(A. Ottaviani – A. Bacci). [4]

Continua la lettura quì … 

https://www.maranatha.it/Miscel/docum/ottaviani.htm


Per ben manifestare il carattere obbligatorio, e dunque infallibile, di questo insegnamento, i canoni anatemizzano quelli che lo rifiutassero:

Can. 1Se qualcuno dirà che nella messa non si offre a Dio un vero  e proprio sacrificio, o che essere offerto significa semplicemente che Cristo ci viene dato in cibo: sia anátema [DS 1751].

Can. 3 –  Se qualcuno dice che il sacrificio della messa è solo un sacrificio di lode e di ringraziamento o una semplice commemorazione del sacrificio offerto sulla croce, e non un sacrificio propiziatorio; o che giova solo a chi lo riceve; e che non dev’essere offerto per i vivi e per i morti, per i peccati, le pene, le soddisfazioni e altre necessità: sia anátema. [DS 1753].

E per proteggere la tradizione liturgica contro gli eretici, Pio V restaura, codifica ed impone il rito romano della santa Messa. La sua bolla Quo primum oppone alle deviazioni una barriera che sembra invalicabile.

http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV1976_Le_Sel_Messa_di_Lutero_7.html

Non accontentarti mai “del sentito dire”… Approfondisci.. leggi .. diffondi.

Ritorniamo alla Tradizione Cattolica.

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