Ma non lo sa, Bergoglio, che sta spaccando la Chiesa?

(Sottolineature e grassetti sono nostri)

di Francesco Lamendola

Molti cattolici si chiedono angosciati: Ma non lo sa, Bergoglio, che sta spaccando la Chiesa?, e ne soffrono atrocemente, fin da quando costui è stato eletto, il 13 marzo 2013.

Nel corso di un incontro con l’associazione Migrantes, emanazione della C.E.I., dalla Caritas e dal Centro Astalla, il 16 febbraio 2019 si è fatto fotografare con una spilla offertagli da un parroco di Marghera, don Nandino Capovilla, recante la scritta Aprite i porti, con esplicito riferimento alla decisione di chiuderli da parte del governo Conte, e specialmente del ministro dell’Interno, Salvini; spilla che gli è tanto piaciuta da volerla tenere con sé, suscitando l’irrefrenabile entusiasmo di quel prete, acceso sostenitore della linea dell’accoglienza illimitata.

Un gesto, uno dei tanti, uno dei suoi gesti pressoché quotidiani, che dividono, contrappongono, spaccano; e, quel che è peggio, che creano divisione nella Chiesa su questioni che non sono di pertinenza della Chiesa. In questo caso, si è trattato di una scorrettissima, plateale interferenza nella politica interna di uno Stato sovrano; e un governo un po’ più sicuro del fatto suo avrebbe protestato energicamente, e forse avrebbe anche interrotto le relazioni diplomatiche. I porti di cui si parla, infatti, sono i porti della Repubblica italiana; non risulta che il Vaticano abbia i suoi porti; e se anche li avesse, si è visto come il Vaticano intende la linea dell’accoglienza indiscriminata e illimitata: la Chiesa esorta, propone, impone e benedice; lo Stato italiano accoglie, soccorre in mare, sistema nelle apposite strutture, si fa carico di tutte le spese, concede il permesso di soggiorno per motivi “umanitari”.

Insomma il signore argentino biancovestito, da sei anni, sta facendo il generoso con il portafoglio altrui. Ma a parte questo, che è già di per sé intollerabile, balza all’occhio il fatto che costui sta sfidando, oltre al governo italiano, quei milioni di cattolici italiani, e sono la maggioranza, che non stanno con lui, su questa particolare questione, ma con Salvini: e li sta sfidando, ripetiamo, su una questione che egli fa passare per una questione morale, ma che invece è squisitamente politica, e in nessun caso si può considerare religiosa. In nessun passo del Vangelo si impone il dovere dell’accoglienza illimitata di intere popolazioni nel proprio territorio. E la frase evangelica: Ero straniero, e mi avete accolto; ero nudo, e mi avete vestito; ero affamato, e mi avete nutrito, eccetera, viene usata con perfidia, strumentalmente, facendo finta che Gesù non stesse parlando di generosità nei limiti delle proprie concrete possibilità, e non oltre. Quando mai Gesù Cristo ha preteso dai suoi seguaci che soccorressero e accogliessero tutti i bisognosi del mondo, anche oltre ciò che ragionevolmente è possibile fare?

Pertanto, alla domanda, ormai sempre più frequente e sempre più angosciata, di milioni di cattolici: Ma non lo sa che sta spaccando la Chiesa?, la sola risposta possibile e onesta è: Sì, certamente sì, lo sa benissimo. Questa, infatti, è divenuta ormai una domanda inutile, una domanda superata e una domanda retorica: lo sa, eccome. Perciò è ora di smetterla di porla, a se stessi o agli altri: altrimenti si perpetua un incessante piagnisteo, che non serve a niente e a nessuno. Chi vuol bene alla Chiesa, alla vera Chiesa, alla Sposa di Cristo,  non si fa più quella domanda: poteva avere un senso porsela quattro, cinque anni fa; ma ora non più. La domanda da porsi, piuttosto, è adesso la seguente: Dal momento che sta spaccando la Chiesa, perché lo sta facendo? Ovvero, in termini ancora più chiari: Perché quel signore, che è stato eletto come papa, sta facendo una cosa del genere: spaccare deliberatamente la Chiesa di Gesù Cristo, che gli è stata affidata per pascere le pecorelle, ossia per averne cura e fare in modo, se possibile, che neppure una delle pecorelle del gregge vada smarrita? 

Ecco: questa è la domanda che bisogna porsi; ed è a questa domanda che bisogna provare a rispondere. Purtroppo, dopo averlo osservato per sei anni, dopo averlo ascoltato attentamente, dopo aver letto i suoi discorsi e i suoi documenti ufficiali, e senza alcun pregiudizio, perché anzi, come molti, avevamo riposto in lui delle speranze, nonostante le ombre sulle dimissioni di Benedetto XVI e alcune impressioni ambigue ricevute sin dal primo istante, non possiamo che rispondere così: Sta spaccando la Chiesa perché questo è precisamente quel che vuol fare, questo è il lavoro che gli è stato affidato. Bisogna smetterla d’illudersi, di fare le vittime, di sfoggiare stupore, incredulità, e magari sospettare addirittura una congiura mediatica per far dire a quel signore ciò che, in effetti, non intendeva dire, e farlo apparire sotto una luce diversa da quella in cui egli vuole realmente apparire: niente di tutto questo. Bergoglio sa benissimo che sta spaccando la Chiesa, e non gliene frega niente; anzi, se ne compiace. Se ne compiace, perché questo è l’obiettivo che sta perseguendo. E sta perseguendo un tale, scellerato obiettivo, perché lo hanno eletto proprio per fare un simile, sporco lavoro.

Chi lo ha eletto? La mafia di San Gallo. E cos’è la mafia di San Gallo? Un gruppo di cardinali massoni e amici dei massoni, i quali da tempo tramavano nell’ombra per portare al soglio pontificio un uomo a loro gradito, che facesse tutto quel che volevano. E cosa volevano i gesuiti? Primo, scongiurare il pericolo di essere sciolti; secondo, prendere il timone della Chiesa.

Il pericolo di essere sciolti, come già era accaduto, una prima volta, nel 1773, sotto il pontefice Clemente XIV (per poi ricostituirsi nel 1814) lo avevano corso, sul serio, durante il pontificato di Giovanni Paolo II, il quale si era reso perfettamene conto della deriva del loro ordine e li aveva addirittura commissariati, profittando della malattia del loro generale, Pedro Arrupe, un uomo che aveva spalancato le porte alla teologia della liberazione, al marxismo e alla prassi della lotta di classe come strumento per la “liberazione dell’uomo”, nonché un ardente estimatore e apologeta di un atro notorio eretico gesuita, padre Teilhard de Chardin; ma, in compenso, un uomo che aveva fama di santità per la sua dedizione assoluta alla causa dei poveri: si vede che già allora il concetto di ”santità”, agli occhi dei cattolici progressisti, si era staccato dalla verità della dottrina cattolica, vale a dire che si era già radicalmente laicizzato. Da quel momento, i loro capi avevano deciso di prendere le loro contromisure: e la sola, efficace contromisura, evidentemente, era quella di porre un loro uomo sulla cattedra di San Pietro. Non un loro simpatizzante, ma proprio un gesuita; con buona pace della loro stessa regola, che vieta a un gesuita di essere letto cardinale, e più ancora papa, salvo una specifica dispensa. Perciò immediatamente, nel conclave del 2005, apertosi dopo la morte di Giovanni Paolo II, essi avevano calato l’asso sul tavolo: Bergoglio. Un nome pressoché sconosciuto in Europa, un gesuita ambiziosissimo e che nel suo Paese, l’Argentina, aveva fatto assai più male che bene. Al punto che il suo stesso superiore, padre Hans Kolvenbach, olandese, aveva espresso, a suo tempo, parere sfavorevole per la sua nomina a vescovo, definendolo, in un relazione riservata, uomo dal carattere subdolo e privo di equilibrio psicologico, che un giorno dice una cosa e il giorno dopo ne dice un’altra, volgare nel parlare, e che aveva creato divisioni anziché concordia nelle sue funzioni di provinciale gesuita.

E ancora, padre Kolvenbach asseriva che l’agire di Bergoglio è caratterizzato da una fondamentale doppiezza e da una mancanza di obbedienza, però ben dissimulata dietro una maschera di falsa umiltà. Questo giudizio spietato, ma sostanzialmente esatto, come poi si è visto, è stato occultato, ma infine è filtrato per vie traverse ed è rimbalzato sulla rete mediatica, e inoltre ha trovato spazio in un libro,Il papa dittatore, di Marcantonio Colonna (evidente nom de plume), recensito da Il Giornale e da poche altre testate, ma ignorato deliberatamente dal coro dei mass-media, quasi tutti compattamente filo-bergogliani, e quindi è rimasto sconosciuto alla maggior parte dei cattolici e in generale al grande pubblico, anche laico. Ad ogni modo,  nel conclave del 2005 la manovra della mafia di San Gallo era fallita, sia pure di poco, perché Bergoglio aveva ricevuto parecchi voti, ma non abbastanza, ed era stato eletto Ratzinger. I gesuiti lo vedevano come il fumo negli occhi, perché era stato il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede durante il pontificato di Giovanni Paolo II, con il quale aveva collaborato strettamente nell’azione repressiva contro i gesuiti da questi attuata nel periodo fra il 1981 e il 1983, fra l’ictus che aveva colpito padre Arrupe, rendendolo invalido, e la nomina di padre Kolvenbach, periodo nel quale il papa aveva designato un delegato pontificio, Paolo Dezza, di fatto commissariando l’ordine.

Pertanto, il punto è questo: il signor Bergoglio non è stato eletto per fare il papa, cioè per preservare l’unità della Chiesa, ma per spaccare la Chiesa, secondo il disegno gesuita di provocare uno scisma per espellere definitivamente dalla chiesa (minuscolo), divenuta la “loro” chiesa – cioè quella del Concilio Vaticano II, come profetizzato negli anni ’60 del Novecento da un altro subdolo ed eretico gesuita, il teologo Karl Rahner –  tutti quei cattolici che non si rassegnano alla loro linea, cioè che hanno la “colpa” di voler restare, e morire, da buoni cattolici.

E infatti la misericordiosa chiesa di Bergoglio, che capisce tutti, apre le porte a tutti, getta ponti verso tutti e non giudica nessuno (chi sono io per giudicare?), perfino quei gesuiti che apertamente lo dileggiano e lo offendono – come padre James Martin, insoddisfatto perché lo sdoganamento della sodomia da parte della neochiesa procede troppo a rilentonon perdona chi osa avanzare critiche o riserve nei confronti della sua azione “riformatrice” (in realtà, rivoluzionaria): e infatti non esita a scomunicare un sacerdote come don Alessandro Minutella, per mano di uno dei tanti vescovi bergogliani, Corrado Lorefice di Palermo, accusandolo di eresia, benché sia palese a tutti che l’eretico non è don Minutella, perché nulla questi insegna che non sia in linea con il Magistero perenne.

E che dire dei francescani e delle francescane dell’Immacolata, commissariati e sottoposte a inaudite angherie, compresa la chiusura del loro fiorente seminario?

Oppure del silenzio tutt’altro che misericordioso, e tutt’altro che pastorale, nei confronti dei legittimi e rispettosi dubia avanzati da quattro eminenti cardinali, a proposito di alcuni punti controversi dell’esortazione apostolicaAmoris laetitia, in contrasto con la dottrina e il Magistero della Chiesa?

D’altra parte, bisogna aver chiaro che il problema non è Bergoglio, ma la neochiesa. Bergoglio è, se si vuole, il problema più urgente, perché costui, favorito da una serie di circostanze, sta portando avanti la sua sinistra opera di demolizione con una rapidità e un’efficacia superiori a ogni previsione. Il vero problema, però, è come un uomo simile abbia potuto trovarsi nella carica di vicario di Cristo sulla terra: ed è un problema che non riguarda solo la mafia di San Gallo, o solo i gesuiti, o solo la neochiesa. È un problema di portata enorme, incalcolabile, che riguarda noi tutti come credenti. Evidentemente, siamo diventati così ignoranti in fatto di dottrina, così tiepidi e insensibili in fatto di fede, così pigri e opportunisti in fatto di morale, così relativisti in fatto di teologia, che abbiamo reso possibile, con la nostra acquiescenza o con il nostro tacito assenso, e sovente non solo tacito, ma esplicito e rumoroso, una situazione di apostasia generalizzata, quale mai si era presentata in duemila anni di storia della Chiesa.

È chiaro che siamo diventati tutti quanti, come aveva ben visto, centocinquanta anni fa, Søren Kierkegaard, dei cristiani fino a un certo punto: dei cristiani così così, che dicono di credere, ma non credono molto, o non credono affatto.

Che razza di cristiano e di cattolico è uno che vota a favore del divorzio e dell’aborto?

Che razza di cristiano e di cattolico è chi sostiene la liceità dell’eutanasia, e magari anche quella delle cosiddette unioni omosessuali?

E che vescovo è uno che elogia pubblicamente Pannella, e che Papa è uno che elogia pubblicamente la signora Bonino?

E che razza di cristiani e di cattolici siamo noi, che glielo abbiamo lasciato dire? Che non abbiamo preteso un chiarimento e una rettifica? Che abbiamo taciuto mentre questi signori facevano tutti i loro comodi, commissariavano i francescani della Immacolata e chiudevano il loro seminario, snobbavano i cardinali dei dubia (o peggio: c’era anche chi, come monsignor Pio Vito Pinto, decano della Rota Romana, avrebbe voluto vederli spogliati del cappello cardinalizio), scomunicavano don Minutella?

I cattolici, oggi, si trovano alle prese con un dubbio angoscioso: vorrebbero sapere che fare, ma non ne hanno idea. Non era mai successo che un papa eretico e illegittimo imperversasse a questo modo e infliggesse al corpo della Sposa di Cristo delle ferite così gravi, che a fatica si potranno sanare nel corso di parecchie generazioni. Andare alla santa Messa, che era il momento di maggiore gioia, è diventato, per molti, un momento di tristezza, di amarezza, di profondo disagio. Quando si ode la formula di rito, in unione con papa Francesco, si prova un moto istintivo di ribellione: ci si vorrebbe alzare, uscire, protestare. Eppure si sa che il problema non è solo il signor Bergoglio, ma è molto più profondo, più ampio e molto più difficile da estirpare. Di fatto, lo scisma c’è già: è nei cuori, nelle coscienze, e travaglia milioni e milioni di cattolici. Il clero infedele si è impadronito del marchio di fabbrica e si accinge a cacciare fuori i veri seguaci di Gesù Cristo, o quelli, almeno, che vorrebbero rimanere tali. Che cosa bisogna pensare di questa situazione? Secondo noi, il fatto che la falsa chiesa, la neochiesa, si è sovrapposta a quella vera non significa che questa sia scomparsa. Ora si è eclissata, ma esiste ancora ed esisterà sempre. Lo ha promesso Gesù Cristo: che altro vogliamo?

http://www.accademianuovaitalia.it/

Del 19 Febbraio 2019

Allegato Pdf

Ma lo sa che sta spaccando la Chiesa. Sì, e allora.pdf

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