Quale padre, al figlio che ha fame, dà una pietra?

di Francesco Lamendola

Sono molte le ragioni per considerare il signor Bergoglio come un falso papa, un papa abusivo e del tutto indegno di essere considerato papa – oltre, naturalmente, all’ottima ragione che lui stesso non si considera tale, non vuole fare il papa e non vuole comportarsi da papa, cioè da capo amorevole e responsabile della Chiesa cattolica, bensì da nemico implacabile di essa, della sua dottrina, della verità soprannaturale di cui è depositaria, custode e annunziatrice. Vi sono delle ragioni teologiche e dottrinali, innanzitutto; poi, delle ragioni pastorali; poi, delle ragioni liturgiche: e per ciascuno di questi ambiti si potrebbe stendere un lungo elenco di abusi, di stranezze, di disordini, di confusioni volute, di scandali, di oltraggi, di vere e proprie eresie e blasfemie.

Molti, fra i quali anche noi, ne hanno preso nota, li hanno segnalati, li hanno denunciati, affinché tutti i cattolici di buona volontà siano infornati ed edotti di come stanno realmente le cose, dietro la facciata falsamente umile e misericordiosa che questo abile personaggio, divorato dall’ambizione e gonfio di superbia, è riuscito a creare intorno a sé, ingannando milioni di persone; e, quel che è peggio, sospingendole, senza che se ne rendano conto, fuori dall’ortodossia cattolica, là dove grandi sono i pericoli per l’anima, perché la Verità del Vangelo di Gesù Cristo viene impunemente adulterata, con una premeditazione e con un cinismo che lasciano stupiti, perché mai, nella lunghissima storia della Chiesa, si era vista, al suo vertice, una cosa del genere.

Tuttavia, fra tutte le ragioni, molte delle quali abbiamo cercato minuziosamente di documentare, e ciò senza aver nutrito alcun pregiudizio nei suoi confronti, tanto è vero che per più di tre anni dalla sua elezione ci siamo astenuti dal fare qualsiasi commento su di lui e sul suo operato, una ragione, fra tutte, ci sembra probante e assolutamente decisiva. E non è una ragione di ordine teologico, anche se siamo profondamente convinti che è proprio sul piano teologico che si può dimostrare, senza ombra di dubbio, che il signor Bergoglio è un eretico (e dunque non può essere considerato come il papa dei cattolici); cosa che, del resto, una quarantina di teologi esperti, saliti poi a oltre sessanta, hanno già evidenziato con la loro Correctio filialis de haeresibus propagatis allo sciagurato capitolo ottavo della esortazione Amoris laetitia, la cui interpretazione peggiore, peraltro, quella della Chiesa argentina, è stata approvata ufficialmente dal papa, che ha deciso di indicarla come la sola interpretazione corretta di quel documento, assumendosi così in pieno la responsabilità di tutte le conseguenze disastrose che ciò comporta.

Anche sul piano dell’unità della Chiesa, dato che notoriamente le interpretazioni, e quindi le applicazioni, di Amoris laetitia variano moltissimo da un luogo all’altro: e mentre in Polonia non se ne parla proprio di dare la Comunione ai divorziati risposati, in Argentina, appunto, la si considera una prassi fattibile e, a certe condizioni, del tutto legittima e normale. E si tenga presente che il vero nodo dell’eresia di Amoris laetitia non è, specificamente, il fatto di concedere la Comunione ai divorziati risposati o passati a una nuova convivenza, cosa che implica la profanazione di ben tre Sacramenti: Eucarestia, Confessione e Matrimonio -, ma è, come ha fatto subito notare il professor Seifert, uno dei massimi filosofi cattolici viventi, il primato attribuito esplicitamente alla coscienza soggettiva del singolo credente, il quale si erge a giudice sovrano e insindacabile di se stesso e del proprio operato, e decide autonomamente se il proprio matrimonio sia valido o nullo, e se, pertanto, egli sia in condizioni di accostarsi al Sacrificio eucaristico oppure no. Cosa per cui il professore è stato ricompensato con la pronta cacciata dall’università di Granada dall’arcivescovo di quella città, Javier Martínez Fernández, misero e servile strumento della tirannia clericale del signor Bergoglio; il quale ultimo, sia detto fra parentesi, ha stigmatizzato più e più volte il clericalismo come uno dei mali peggiori della Chiesa, ma che, di fatto, ha ridotto la Chiesa da monarchia universale a dispotismo assoluto, come mostra, fra gli altri, il caso del commissariamento arbitrario e inaccettabile dei frati e delle suore dell’Immacolata, nonché quello del sovrano Ordine di Malta.

Eppure, per quanto gravi siano gli errori propagati sul piano dottrinale da questo falso papa, e per quanto egli sia venuto meno alla funzione principale del papa in quanto tale – custodire inalterato e perfetto il Depositum fidei e preservare inalterato e indefettibile il sacro Magistero –, si tratta pur sempre di questioni che solo i cattolici che possiedono un minimo di cultura teologica e di spirito critico possono afferrare, mentre c’è un altro ambito nel quale costui ha rivelato a tutti, indiscutibilmente, di non essere il papa dei cattolici: quello pastorale. 

Il papa, come sacerdote, è anche un pastore; è il pastore supremo: dunque, dovrebbe agire verso le pecorelle del suo gregge come Gesù ha insegnato che il Buon Pastore si comporta con le sue, pronto cioè a qualunque veglia e sacrificio pur di non lasciare che neppure una si smarrisca. E non solo il papa deve essere simile, o deve sforzarsi di assomigliare, al modello divino del Buon Pastore; egli è anche paragonabile a un padre, il quale ha cura della sua famiglia e specialmente dei suoi figlioli. I figli sono i fedeli cattolici, i quali, dal loro padre, si aspettano una parola buona, un incoraggiamento, e, in ogni caso, per nessuna ragione al mondo, si aspettano di essere trattati come dei nemici: per quanto gravi possano essere le incomprensioni fra loro e lui, per quanto difficile possa farsi il dialogo fra essi, mai, per nessun motivo, il padre può trattare i suoi figli con quella durezza di cuore e con quella totale insensibilità che si riservano, semmai, alle persone delle quali non c’importa nulla, o che ci hanno offeso, o che riteniamo irrecuperabili, e quindi immeritevoli della benché minima indulgenza o comprensione.

Il (falso) papa Bergoglio con la nuova “cattolica” Emma Bonino

Ascoltiamo ancora una volta le precise parole di Gesù Cristo a questo riguardo (Lc 11, 11-13): Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono. 

Ebbene, fin dal principio del suo pontificato, Bergoglio si è comportato con i cattolici come un padre snaturato, che dà a suo figlio una pietra, quando gli chiede un pane; una serpe, quando gli chiede un pesce; e uno scorpione, quando il figlio che ha fame gli chiede un uovo.

Con gli altri, con i non cattolici, con i nemici del cattolicesimo e del Vangelo di Gesù Cristo, è sempre stato tutto sorrisi e complimenti, lui e i suoi principali collaboratori: elogi sperticati, iperbolici, per Pannella, per Scalfari, per Bonino; parole di stima e di amicizia per gli islamici, per i giudei, per i buddisti; francobolli celebrativi per Lutero e i 500 anni dello scisma protestante, alte onorificenze per personaggi che si sono distinti nelle politiche abortiste e pro-gender; rinuncia a fare anche solo il nome di nostro Signore Gesù Cristo nei suoi viaggi apostolici, per non urtare la sensibilità altrui, come in Myanmar (ma allora, che razza di viaggi apostolici sono?); solenni benedizioni a coppie omosessuali e alle loro “famiglie”, formate con dei bambini adottati, e così pure calorose accoglienze in Vaticano per i suoi amici omosessuali argentini, che vengono a visitarlo in coppia, oscenamente, come se fossero marito e moglie; baci con le labbra sul Corano, il libro nel quale si nega la divinità di Cristo e si dichiara blasfemo chi lo afferma, e musulmani inviati in chiesa a leggere, durante la santa Messa, brani di quello stesso libro;  assicurazione agli ebrei che l’Antica Alleanza di Dio con loro è sempre valida, il che è come togliere ogni significato alla conversione di Edith Stein, o di Eugenio Zolli, o di Alphonse Marie Ratisbonne, oltre che alla stessa Passione, Morte e Resurrezione di Gesù Cristo; e l’elenco potrebbe continuare per pagine e pagine.

Ma, per converso, parole durissime, aspre come il fiele, contro tutti quei cattolici che non capiscono il senso dei suoi gesti, delle sue dichiarazioni, delle sue omelie, delle sue interviste; verso tutti quei cattolici che restano fedeli alla dottrina di sempre e al Magistero di sempre, e che in nulla si discostano dall’autentica fede in Gesù Cristo, mentre è lui che, sin dall’inizio del suo pontificato, ha dichiarato (al capo del partito massonico e anticristiano, Eugenio Scalfari) in che modo intende cambiare la Chiesa. Non ha nemmeno provato a spiegare perché la vuole cambiare; senza dubbio, perfino lui si è reso conto che sarebbe stato impossibile, per la semplice ragione che nessuno, nemmeno il papa, è autorizzato a fare una cosa del genere. Pertanto non ha detto la ragione per cui la vuole cambiar, ha detto che la vuole cambiare e basta, “portando a compimento il percorso iniziato con il Concilio Vaticano II”, assumendo così di sapere quale sia questo percorso, perché non si tratta di attuare i decreti del Concilio, ma di attuarne il preteso programma implicito, che non è scritto da nessuna parte, tanto meno nei documenti conciliari, ma è presente nella testa del riformatori estremisti come lui e come i vari Rahner, Kasper, Danneels, Martini, Lehmann, Bonny, Sosa, Paglia, Galantino, Bianchi, Grillo, eccetera, eccetera

Non sono i cattolici che, con disprezzo, vengono chiamati “tradizionalisti”, ad essersi discostati di uno iota dalla Tradizione e dalla Scrittura, le due fonti della Rivelazione cristiana; ma è lui, Bergoglio, sostenuto da uomini con le sue stesse idee e da lui collocati nei posti-chiave, a voler cambiare la Chiesa, dottrina compresa: e per punire i cattolici della loro fedeltà al Vangelo, ecco che il falso papa si scaglia contro di loro con epiteti ingiuriosi, quasi tutti i giorni, profanando perfino la santità della Messa per trasformare il pulpito in una tribuna da cui scagliare i suoi strali avvelenati, così carichi di astio e di rancore, quali non si saprebbero immaginare in un ministro di Dio. Dal pulpito di Santa Marta, oltre che nelle udienze generali e nelle numerosissime interviste rilasciate a destra e a manca, il (falso) sommo pontefice ha apostrofato codesti buoni cattolici, che da lui aspettavano parole buone e paterne, tali da sciogliere l’angoscia e la tristezza che sono entrate nei loro cuori davanti allo spettacolo di quotidiana devastazione della Vigna del Signore da parte del neoclero progressista e modernista, con epiteti quali vecchie comari, signore e signora piagnistei, fomentatori della coprofagia, mummie da museo, sgrana rosari (ma da quando in qua recitare il Rosario è una cosa brutta?), musi lunghi, facce da funerale, piccoli mostri, cristiani pappagallo, cristiani che hanno il cuore amaro come l’aceto, clericali, per citarne solo alcuni, tanto più che il tristo elenco si allunga di giorno in giorno, con sempre nuove varianti, come nel corso del discorso tradizionalmente riservato agli auguri di buon Natale, nel quale ha accusato i cattolici che non sono d’accordo con lui di essere traditori della sua fiducia. Si vede che, nella sua megalomania, ha perso completamente la testa e pensa ormai di essere lui, Dio. Si è scordato che, nella Chiesa, esiste un solo tradimento, quello verso Dio; e che se si tradisce Dio, allora si tradisce anche la Chiesa e pure il papa, ma se si resta fedeli a Gesù Cristo, nessun tradimento è mai possibile che avvenga.

Manifesti di protesta: il signor Bergoglio ha ridotto la Chiesa a un dispotismo assoluto

Questo linguaggio, questo modo di fare, questo stile pastorale sono l’opposto di quelli d’un padre amorevole. Il padre amorevole esce di casa e va incontro al figlio che s’era perduto, e così pure va a pregare l’altro figlio a entrare con lui, per festeggiar insieme il ritorno della pecorella smarrita; ma Bergoglio non fa così, il suo stile è completamente diverso, da esso trasudano solo rabbia, dispetto e risentimento nei confronti di quanti si permettono di offuscare la magnificenza della sua bontà “francescana”, richiamando l’attenzione sugli aspetti incomprensibili, o peggio, del suo pontificato. Sulla stessa linea si collocano sia la mancata spiegazione, a centinaia di frati e suore dell’Immacolata, dei provvedimenti presi contro di loro, sia la mancata risposta ai quattro cardinali i quali, rispettosamente  e nelle debite forme, avevano sollecitato una risposta ai loro dubbi su Amoris laetitia, e, per giunta, l’aver fatto finta di non aver nemmeno ricevuto la loro accorata richiesta di udienza privata.

Il papa “misericordioso” li ha ignorati, puramente e semplicemente, con una superbia, con un disprezzo, quali non si possono conciliare con l’immagine di un padre sollecito del bene dei suoi figli. Due di quei cardinali, Caffarra e Meisner, sono morti senza essere stati degnati del minimo cenno di riscontro: con il cuore spezzato dal dolore, loro che hanno servito sempre la Chiesa con la massima abnegazione e col massimo rispetto per tale divina istituzione. No, non è lo stile del buon pastore, e nemmeno quello di un buon padre nei confronti dei suoi figli. Ecco: vorremmo che su queste cose riflettessero i suoi ammiratori, i suoi fan, i Melloni, i Cardini, gli Introvigne, tutti i cattolici adescati dalla versione mitologica raccontata dai mezzi d’informazione, e specialmente da quelli non cattolici e anticattolici – cosa che, di per se stessa, dovrebbe farli riflettere – i quali si ostinano a vedere in lui un novello san Francesco. 

Ma lo sanno, costoro, che il signor Bergoglio non avrebbe potuto neanche esser eletto papa, visto che è un gesuita, e i gesuiti non possono essere eletti né papi, né cardinali, senza una speciale dispensa? E che cosa ne pensano di questi suoi comportamenti “pastorali”: di queste parole ingiuriose, di questi silenzi, di questo disprezzo, che egli non si cura di nascondere, nei confronti dei cattolici colpevoli di voler restare fedeli alla Chiesa di sempre, e di non capire come costui pretenda di cambiarla? Come mai, se sono in buona fede, non arrivano a scorgere il pelo del lupo, nascosto sotto la finta pelliccia dell’agnello?

Del 18 Gennaio 2018

Allegato Pdf

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