Francesco è un papa eretico: si deve dirlo

Francesco è un papa eretico: si deve dirlo. Ma gl’importa qualcosa dei cattolici a questo papa? il problema non è la sua personalità “malata” ma che ricopra un ruolo importantissimo in seno alla Chiesa, anzi ne è al suo vertice di Francesco Lamendola  

Come ormai è noto, l’11 agosto 2017 una lettera riservata, sottoscritta da 40 fra sacerdoti e studiosi laici, era stata recapitata al papa, per invitarlo a correggere sette proposizioni oggettivamente eretiche contenute nella esortazione apostolica Amoris laetitia, in modo che quei concetti non si propagassero ulteriormente in seno alla Chiesa, ma ne fosse riconosciuta la natura erronea, e che venissero ritirate e modificate. Come ormai è nel suo stile, il papa non aveva fatto una piega, non aveva risposto e non aveva dato alcun segna neppure di averla ricevuta, e tanto meno di averla letta; perciò, dopo aver aspettato inutilmente per un mese e mezzo, il 24 settembre, la lettera è stata resa pubblica ed è stata aperta a nuovi firmatari, giungendo immediatamente a contare sessantadue sottoscrittori. Di nuovo il papa non ha dato segno di voler rispondere; in compenso ha lasciato mano libera ai suoi fedelissimi di scatenare un’ondata di sdegno e riprovazione contro gli sciagurati che hanno osato accusarlo formalmente di eresia. Veramente il senso del documento di 25 pagine non era precisamente questo; non era un’accusa, ma una “correzione filiale”, secondo lo schietto spirito del Vangelo, imperniato sul concetto della correzione fraterna: è cristiano correggere il fratello che sbaglia, non è cristiano fregarsene dei suoi errori, anche se essi mettono in pericolo la sua anima e quella di altre persone. In questo caso, trattandosi di correggere un documento pontificio ufficiale, si può solo immaginare quante anime – milioni e milioni – sono state messe in pericolo, se è vero che quelle sette proposizioni sono effettivamente eretiche. A nostro giudizio, è vero, eccome; ad ogni modo, affinché chiunque possa farsene un’idea, invitiamo i lettori ad andare in rete a leggersi l’intero documento e poi giudicare da sé. In questa sede, per ovvie ragioni di brevità e di sintesi, presentiamo un velocissimo riassunto di quei sette punti, tutti presenti nel capitolo ottavo:

1.“Una persona giustificata non ha la forza con la grazia di Dio di adempiere i comandamenti oggettivi della legge divina, come se alcuni dei comandamenti fossero impossibili da osservare per colui che è giustificato; o come se la grazia di Dio, producendo la giustificazione in un individuo, non producesse invariabilmente e di sua natura la conversione da ogni peccato grave, o che non fosse sufficiente alla conversione da ogni peccato grave”.

2-“I cristiani che hanno ottenuto il divorzio civile dal coniuge con il quale erano validamente sposati e hanno contratto un matrimonio civile con un’altra persona (mentre il coniuge era in vita); i quali vivono ‘more uxorio’ con il loro partner civile e hanno scelto di rimanere in questo stato con piena consapevolezza della natura della loro azione e con il pieno consenso della volontà di rimanere in questo stato, non sono necessariamente nello stato di peccato mortale, possono ricevere la grazia santificante e crescere nella carità”

3-“Un cristiano può avere la piena conoscenza di una legge divina e volontariamente può scegliere di violarla in una materia grave, ma non essere in stato di peccato mortale come risultato di quell’azione”

4-“Una persona, mentre obbedisce alla legge divina, può peccare contro Dio in virtù di quella stessa obbedienza”

5-“La coscienza può giudicare veramente e correttamente che talvolta gli atti sessuali tra persone che hanno contratto tra loro matrimonio civile, quantunque uno dei due o entrambi siano sacramentalmente sposati con un’altra persona, sono moralmente buoni, richiesti o comandati da Dio”

6-“I principi morali e le verità morali contenute nella Divina Rivelazione e nella legge naturale non includono proibizioni negative che vietano assolutamente particolari generi di azioni che per il loro oggetto sono sempre gravemente illecite”.

7“Nostro Signore Gesù Cristo vuole che la Chiesa abbandoni la sua perenne disciplina di rifiutare l’Eucaristia ai divorziati risposati e di rifiutare l’assoluzione ai divorziati risposati che non manifestano la contrizione per il loro stato di vita e un fermo proposito di emendarsi”.


Come si vede, non si tratta di questioni marginali; né si deve credere che la materia sia limitata al solo ambito dei divorziato risposati o passati comunque a una nuova convivenza; come osservano i firmatari della Correctio filialisil papa ha propagato delle dottrine erronee, cioè eretiche, con atti, con parole e con omissioni, per cui è indispensabile ripristinare la purezza e la verità del Magistero. Inoltre, come ha fatto notare il filosofo Josef Seifert (che è stato ricompensato con l’estromissione dalla cattedra universitaria dallo zelante arcivescovo bergogliano di Granada), pare che Dio chieda al peccatore non di correggersi, ma di persistere nel peccato, come l’adulterio, contraddicendo i suoi stessi comandamenti, cosa evidentemente impossibile. La scomposta reazione dei fan di Bergoglio, i quali hanno reagito con un astioso contro-documento ed hanno accusato, con poca fantasia, i firmatari della Correzione di essere loro i veri eretici (valga per tutti l’ineffabile settimanale, un tempo cattolico, Famiglia Cristiana, che titolava l’articolo di don Maurizio Gronchi, sul numero del 28 settembre, La vera eresia è accusare il papa di eresia su “Amoris laetitia”, e sotto il titolo una bella foto del papa che accarezza, sorridendo, un bambinello, nel solito bagno di folla; ma non hanno neanche un po’ di pudore, costoro?), dimostra che quello stesso papa che è arrivato fino al punto di prendersela con la dottrina cattolica, se questa provoca divisioni e diventa, a suo dire,  ideologia (nella omelia mattutina di Casa Santa Marta del 19 maggio 2017) è diventato, e da un pezzo, lui stesso estremamente divisivo. E allora, come la mettiamo?

Se ciò che divide è cattivo; se bisogna abbattere tutti i muri e gettare solamente ponti, in ogni direzione; se bisogna sempre ascoltare l’altro, accogliere l’altro, voler bene all’altro: come va che questo papa, da quando è salito sul soglio di san Pietro, non ha fatto che attizzare coscientemente divisioni, strappi e lacerazioni?

Come va che i suoi entusiasti sostenitori, gli Enzo Bianchi, i Melloni, i Cardini, per non parlare dei cardinali e dei vescovi che lui stesso ha insediato nei posti-chiave, cacciandone quanti non erano interamente proni ai suoi voleri dittatoriali, non rilevano mai la contraddizione?

E che dire di quando, all’inizio del suo pontificato, ha commissariato i Francescani dell’Immacolata, ora congelati da più di quattro anni un una situazione penosissima, che ha spinto a lasciare la veste centinaia di loro; e di quando ha cercato di commissariare l’Ordine di Malta (“ha cercato” perché, nella sua grossolana ignoranza, non sapeva che è un Ordine sovrano)?

Come si spiega che lui, proprio lui, non ha fatto altro che dividere i fedeli, sin dal principio, e che continua a farlo, incurante e sprezzante del disagio, dello sconcerto, del turbamento e dello scandalo che le sue parole, i suoi gesti e i suoi silenzi continuano a provocare in milioni e milioni di cattolici?

Ma gl’importa qualcosa, poi, dei cattolici, a questo papa? Oppure gl’importa solo di andare avanti per la sua strada, di vedere trionfare le sue convinzioni, di “cambiare la Chiesa” nello spirito, dice lui, del Concilio, mostrando con ciò stesso di non essere il buon pastore di cui il gregge ha bisogno, perché non si cura delle sue pecorelle e si tura gli orecchi, e volge la testa dall’altra parte, per non udire e non vedere le povere bestiole che lo chiamano e invocano aiuto? Così ha lasciato morire due dei quattro cardinali che gli avevano rivolto un invito a chiarire quello stesso capitolo ottavo di Amoris laetitia, senza degnarli di una risposta, né di un incontro privato: Caffarra e Meisner; ne restano due, Burke e Brandmüller, ma è evidente che il  papa “misericordioso” non risponderà, anzi, che seguiterà a fingere di non aver neanche ricevuto il documento e li lascerà morire ignorandoli, come ha fatto coi loro colleghi. È questo il modo di agire del buon pastore? Secondo noi, questo è il modo d’agire di una personalità profondamente disturbata, malata di protagonismo, assolutista, tirannica, intollerante, insofferente di qualunque critica, manipolatrice, sospettosa, malfidente, obliqua; una di quelle personalità che, pur di affermare se stesse, sono disposte a mandare in malora il mondo intero, perché non sanno voler bene a nessuno, dato che voler bene è saper porre un limite al proprio io, se necessario; sapersi fermare, preoccuparsi dell’altro, del suo bene, prendersene cura: che non vuol dire inginocchiarsi e lavargli i piedi, magari davanti a decine di fotografi e giornalisti, ma ascoltarlo, entrare in empatia con lui, fargli capire che lo si accetta.

Ma il problema, evidentemente, non è la personalità malata di una singola persona, per quanto quella persona ricopra un ruolo importantissimo in seno alla Chiesa, anzi, al suo vertice. E non si tratta nemmeno di capire come mai il papa che vuol gettare solo ponti, e che sarebbe pronto a buttar via anche la dottrina, se la dottrina divide (così come il vescovo Cipolla è pronto a far sparire i simboli cristiani, se ciò costituisce un problema nelle relazioni “d’amicizia” coi musulmani), è lui stesso, e con piena consapevolezza, causa di profonde divisioni: perché è evidente che, per lui, importante è solo il dialogo coi non cattolici, mentre con quei cattolici che egli non ha persuaso, il dialogo non conta, non esiste. Ricordiamo che il problema più grave, più urgente, più drammatico, non sono neppure le sette proposizioni eretiche di Amoris laetitia, anche se era non solo giusto, ma doveroso segnalarle, e bene hanno fatto quei sessantadue sacerdoti e teologi a redigere e inoltrare il documento, e poi a renderlo pubblico. Il problema vero è ciò che Bergoglio, e la neochiesa che ha trovato in lui il capo ideale – un capo così umile che, all’inizio, ricordate?, non voleva nemmeno farsi chiamare “papa”, ma solo “vescovo di Roma”, mentre adesso usa tutta la sua autorità per bacchettare, umiliare, accusare pubblicamente i “traditori” della sua fiducia, le loro “cerchie”, i loro complotti: tipica sindrome paranoica di persecuzione, proprio da parte del persecutore), sta cerando di affermare un principio che, se dovesse passare, segnerebbe la fine della dottrina cattolica, della Chiesa cattolica, della morale cattolica: il principio secondo cui ciascuno si fa da sé i propri “comandamenti”, le proprie tavole della legge, e, anche se le sue scelte pratiche e i suoi atti vanno oggettivamente contro i Dieci Comandamenti e contro il Vangelo, ciò non ha importanza, purché la coscienza individuale li approvi; e Dio stesso può essere chiamato a testimone della “onestà” e della “sincerità” del peccatore, al quale non domanda più di correggersi, di pentirsi e cambiar vita, ma di seguitare tranquillamente nell’errore e nel peccato.

Conosciamo assai bene le obiezioni che un tale discorso immediatamente suscita, come un riflesso condizionato, da parte di moltissime persone, compresi molti buoni cattolici. Si possono riassumere in un solo concetto: che noi stiamo esagerando; che stiamo forzando la portata delle parole (o dei gesti, o dei silenzi) del papa; che stiamo dipingendo a fosche tinte una serie di parole e iniziative che, nelle sue intenzioni, erano assolutamente innocenti, limpide, “pulite”. E misericordiose, si capisce. Cosa c’è di più misericordioso che voler riammettere nella piena vita ecclesiale le persone che se ne sono allontanate a causa di una separazione o di un divorzio? Ecco come la neochiesa è riuscita a distorcere anche il concetto di misericordia: che non può, mai, entrare in confitto con la divina giustizia. Non c’è misericordia senza giustizia, cioè senza verità; come non c’è verità senza misericordia, e quindi senza amore. Sono due facce della stessa medaglia: misericordia e giustizia, amore e verità. Dio è tutte queste cose insieme; ma gli uomini no. Gli uomini non sono dio; neanche i sacerdoti, neanche il papa. Nessuno può fare il generoso con la Verità divina, svendendola all’ingrosso; nessuno può rimettere i peccati che Gesù non ha rimesso. E Gesù ha affermato chiaramente l’indissolubilità del matrimonio; anche se la cosa disturba la neochiesa, perché disturba i comodi e le passioni disordinate degli uomini, e la neochiesa vuole andare d’accordo con gli uomini, vuole piacere al mondo più di quanto le importi di piacere a Dio. Come altrimenti si dovrebbero interpretare le inverosimili, blasfeme affermazioni di Sosa Abascal, che Gesù non ha affermato l’indissolubilità del matrimonio, e, inoltre, che non sappiamo cosa disse realmente, né in quella circostanze, né in altre, perché a quel tempo non c’erano i registratori? Parole che il papa si è ben guardato dal censurare; mentre ha ritenuto opportuno e doveroso censurare subito, senza perdere neanche un minuto, le parole del cardinale Sarah, miranti a porre un limite al disordine e all’anarchia liturgica che imperversano nella Chiesa odierna. Ai cattolici in buona fede, pertanto, secondo i quali il papa è in buona fede e noi stiamo forzando il senso delle sue parole e dei suoi atti, diremmo solo: fidatevi dei vostri occhi e dei vostri orecchi, rileggetevi il capitolo ottavo di Amoris laetitia; ascoltate le omelie di Santa Marta e le udienze generali (è facilissimo, basta fare un clic su Youtube); prendete nota dei suoi silenzi, quando viene interrogato, come quando ha detto a un bambino orfano di non sapere perché si soffre; come promette la vita eterna a tutti, ignorando Giudizio, inferno e paradiso e quindi calpestando Tradizione, Scrittura e duemila anni di Magistero.Davvero credete che un papa in buona fede possa fare così? In tal caso, vi auguriamo buona fortuna.

Del 26 Dicembre 2017

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