Guai a voi, che avete esasperato i miti

Guai a voi, superbi, che avete offeso sin nel profondo la fede delle persone semplici. A voi demagoghi che avete promesso tutto a tutti. A voi infedeli pastori che avete svenduto il tesoro di Cristo per un piatto di lenticchie di Francesco Lamendola 

Guai a voi, superbi, che avete offeso sin nel profondo la fede delle persone semplici; a voi, demagoghi, che avete promesso tutto a tutti, per farvi belli davanti alle folle; e a voi, pastori pessimi e infedeli, che avete svenduto il tesoro di Cristo per un piatto di lenticchie. Avete voluto fare i moderni, gli emancipati, i misericordiosi a buon mercato, cioè svendendo la dottrina e la morale del Vangelo; avete ingannato le anime, avete taciuto su quello che è essenziale: il destino eterno dell’uomo, la vita dopo la morte, l’inferno e il paradiso; avete descritto il Lieto Annunzio come un picnic sull’erba, con bibite e fette di dolce, e non avete detto niente della Croce, della Redenzione, della grazia, e del potere espiatorio e salvifico della sofferenza. Avete sbandierato la vostra capacità di dialogare con tutti, ma senza più annunciare la Verità, anzi, vergognandovi di questa parola, e prendendo per buone e per giuste tutte le altre strade, le altre fedi, le altre dottrine. Avete fatto gli amiconi di questi e di quelli, di tutti, ma proprio di tutti, anche dei peggiori nemici della Chiesa, anche di coloro che odiano Cristo e da sempre s’industriano di estirpare il Vangelo dalle menti e dai cuori di milioni di persone: avete scambiato con loro sorrisi, battute, complimenti e pacche sulle spalle: con tutti loro avete fraternizzato e simpatizzato, tranne che con i veri cattolici. Quelli li avete disprezzati, messi in un angolo, descritto come persone rigide, dalla doppia vita, rancorose, incapaci di vivere al passo coi tempi, chiuse al vero significato del Vangelo. Avete svenduto in pochi anni, venti secoli di storia, di teologia, di dottrina, di liturgia, di pastorale, di apostolato, di zelo e sacrificio per la Chiesa di Gesù;avete preso tutto questo e l’avete gettato nel cestino della carta straccia, annunciando spavaldi che con voi sono arrivati tempi nuovi, una Chiesa tutta nuova, più pura, più sincera, più aderente alle intenzioni del suo divino Fondatore: con orgoglio luciferino, vi siete impancati a giudici di duemila anni di Magistero, di venti concili, di duecentosessanta papi, proclamando che solo adesso la Chiesa ha trovato la direzione giusta, che solo per merito vostro sta uscendo dalle secche del rigorismo, del formalismo, della grettezza bigotta, dello spirito farisaico. Temerari! Accusando due millenni di vita della Chiesa, e, implicitamente, screditando il fulgido esempio di Santi e di Martiri, di dottori della Chiesa e di sacerdoti pieni di fede e carità, avete proclamato la vostra stessa condanna! Avete costruito una neochiesa falsa ed apostatica, e avete attirata verso di essa le masse inconsapevoli, come le falene che, in una notte estiva, sono attirate dalla luce della lampada, finché non vi si bruciano e muoiono; portate sulle spalle una responsabilità immensa, che non vorremmo a nessun patto condividere con voi, e della quale dovrete rendere conto, non al giudizio di uomini, ma a quello di Dio.

Parlando a Eugenio Scalfari, nel corso della tristemente celebre intervista che apriva il suo pontificato a livello mediatico, il papa Francesco ebbe a dichiarare: Io non parlerei, nemmeno per chi crede, di verità assoluta… Incredibile: il “pensiero debole” perfino nella Chiesa, perfino nel magistero papale! Niente verità assoluta, neanche per i cristiani. Ma cosa intendeva, Gesù Cristo, quando diceva ai suoi discepoli: Io sono la Via, la Verità e la Vita? E quando diceva: Chi ha visto me, ha visto il Padre? Stava scherzando? Aveva voglia di celiare? Perché i casi sono due, tertium non datur: o stava scherzando Gesù Cristo, o sta scherzando, adesso, il papa Francesco. Ma è uno scherzo, il suo, di pessimo gusto: uno “scherzo” che, come già molte, troppe volte, ha seminato disagio, turbamento, sofferenza, fra i buoni cattolici che hanno letto o udito le sue incomprensibili parole. E a quelli che gli chiedono dei chiarimenti, il papa non risponde; non risponde nemmeno ai suoi cardinali. Li lascia morire – Caffarra, Meisner – senza degnarli di una risposta, di un colloquio chiarificatore. Gesù non faceva così. Nella parabola del figlio prodigo, il padre esce di casa e va a parlare col figlio primogenito, per convincerlo a entrare anche lui: gli spiega, cerca di lenire la sua indignazione. Ma il papa Francesco, il papa misericordioso, no: non risponde, non chiarisce; in Vaticano sanno tutti che il suo commento, alla richiesta dei cardinali, fu: Stanno freschi!

Ebbene: questo neoclero arrogante, temerario, spergiuro, ha passato il segno: e la misura è colma. È riuscito a far arrabbiare i miti, a esacerbare i semplici, a esasperare gli umili; è riuscito a sollevare in un moto d’incontenibile ripulsa, tutto un mondo di persone che non hanno mai cercato la contesa, che non hanno mai avuto gusto per le polemiche, e che non chiedevano altro che di lasciarsi guidare dai loro pastori: ma non in una direzione qualsiasi, bensì nella verità, come sempre aveva fatto il clero in questi duemila anni di storia. È successo un fenomeno analogo a quello che ha destato l’indignazione, la rabbia e la volontà di resistere in milioni di cittadini, abbandonati dalle autorità e traditi dallo Stato, posti alla mercé di un’invasione incessante, aggressiva, insopportabile, che mette in pericolo la pace e la sicurezza quotidiana del popolo e che rischia di decretare la scomparsa dell’Italia e della sua millenaria civiltà dal novero delle realtà di questo mondo. Anche milioni di cattolici si sono sentiti beffati, abbandonati, traditi, presi in giro dal clero di cui si fidavano, al quale si erano rimessi docilmente, come sempre è stato, generazione dopo generazione. Ma, questa volta, qualcosa è scattato. Perfino i più dolci, i più mansueti, i più tranquilli, si stanno scaldando. Come si può ascoltare un papa che proferisce vere e proprie bestemmie, quando dice che Cristo si è fatto diavolo, si è fatto serpente, brutto che fa schifo? Che le Tre Persone della Santissima Trinità stanno tutto il giorno a litigare fra di loro? Che Gesù si diverte a fare un po’ lo scemo? Che Lutero era un riformatore bene intenzionato? Come si può restare tranquilli, mentre un monsignor Paglia dice che dobbiamo noi tutti prendere Marco Pannella quale modello di vita, ed ispirarci alla sua altissima spiritualità? Come possiamo sopportare che monsignor Galantino affermi che Lutero è stato un dono dello Spirito Santo? O che padre Sosa Abascal dichiari che nessuno sa quel che Gesù abbia veramente detto, perché al suo tempo non c’erano i registratori? Come si possono sopportare tutte queste sconcezze, queste blasfemie, queste incredibili offese alla fede cattolica, senza provare un fremito d’indignazione, di rivolta, di sacrosanta ribellione?

Personalmente, non avremmo chiesto di meglio che seguitare la nostra vita tranquilla e ordinata, schiva, lontano da qualunque clamore, da qualunque presa di posizione pubblica. Avevamo scelto la vita degli studi filosofici: una vita ritirata, tutta interiore, aliena da qualunque ambizione, da qualunque tentazione di mostrarsi, di farsi vedere, di attirare l’attenzione. La filosofia e il silenzio; la filosofia e il raccoglimento; la filosofia e pochissimi amici, nessuna ricerca di notorietà, nessuna smania di apparire. E poi l’ascolto della natura, la voce del vento e della pioggia, i colori delle stagioni, il sussurro delle fronde, il profumo del bosco, lo splendore della luna sulla superficie ghiacciata del lago, i riflessi della luce radente fra i tronchi degli alberi. Che meraviglia, che pace, che impagabile serenità: lungi dalle ambizioni degli uomini, dai furori delle ideologie. E che cosa è successo, invece? È successo che le parole e i gesti di questo papa, di questo clero, di questi falsi teologi, di questi sedicenti cattolici, sono venuti a turbare il silenzio, il raccoglimento, la serenità; sono scesi nel profondo dell’anima, vi hanno gettato degli schizzi di fango, e sono risuonati come delle risate sprezzanti, indecenti. La cosa ci ha sconvolti, costernati, indignati. Ci è sembrato come quando un gruppo di cialtroni entrano in cimitero ridendo e schiamazzando, senza alcun rispetto per quel luogo sacro, per i sentimenti delle persone che vanno a visitare i loro cari defunti; ci è parsa una profanazione intollerabile, che meritava una risposta. Malvolentieri, riluttanti, e, in un primo tempo, pieni di dubbi e di trepidazione, abbiamo fatto sentire la nostra voce. Dovevamo farlo: troppa viltà, troppo conformismo da parte di molti; e, intanto, uno scandalo sempre più grave per le anime, specialmente per le anime dei piccoli e dei semplici, quelli maggiormente cari al cuore di Gesù Cristo. Se gli altri tacevano, noi dovevamo parlare. E così parlando, riflettendo, ribattendo, ci siamo accorti che la cosa andava molto, ma molto oltre ogni più nera previsione: che non si trattava di semplice malcostume, di semplice ignoranza, di semplice superficialità. Che era qualcosa di assai peggiore. Abbiamo compreso, e denunciato, che era, ed è, in atto una fosca manovra per distruggere la Chiesa, per spegnere la lampada della fede, per cacciare Gesù Cristo dal mondo degli uomini, per mezzo di una vasta, silenziosa, capillare apostasia, facendo in modo che essa non venga percepita e riconosciuta come tale. Abbiamo afferrato la mostruosa vastità di questo disegno, la diabolica raffinatezza di questa strategia, e abbiamo deciso di non fermarci: di denunciare il male senza peli sulla lingua, di andare sino in fondo, costi quello che costi.

E tuttavia, non è stato un caso se ci siamo trovati afferrati e trascinati, nostro malgrado, in questa sgradevole, penosa, ma necessaria vicenda. Gli studi filosofici ci avevano aiutato a comprendere per quali vie gli uomini moderni, allontanandosi dalla Verità, hanno cominciato a costruire, con loro danno, infelicità e pericolo, quella mostruosa anti-civiltà, che è la cosiddetta civiltà moderna; mentre gli studi storici ci avevano mostrato le tappe concrete di quella discesa agli inferi che parte con il cosiddetto Rinascimento e che, di catastrofe in catastrofe, d’ingiustizia in ingiustizia, di orrore in orrore, giunge fino a oggi, alle due guerre mondiali, ai genocidi contemporanei, al fungo di Hiroshima, alla minaccia di olocausto nucleare per l’umanità intera. Inevitabile, dopo una tale discesa all’inferno, sorgeva la domanda se vi fosse una via d’uscita, la ricerca di una possibile salvezza; e tutto indicava e confermava che la via d’uscita esiste, che la salvezza esiste, e che l’abbiamo sempre avuta a portata di mano, ma, da quattro secoli almeno, le abbiano voltato le spalle: la Redenzione di Gesù Cristo. Abbiamo studiato anche altre proposte di liberazione e di salvezza, specialmente orientali: ma nessuna possedeva la forza irresistibile del Vangelo, la sua coerenza intrinseca, la sua luminosità, la sua affascinante evidenza; nessuna possiede la sua capacità di abbracciare tutti i fenomeni umani, tutti i problemi umani, tutte le angosce umane, tutte le domande umane, tutte le aporie umane; nessuna può vantare la sua limpidezza, la sua trasparenza, la sua maestosità tranquilla, simile a un fiume largo e possente, che scorre fra due ampie rive ed entra nel mare con la sicurezza imperturbabile di ciò che è sempre stato, che è e che continuerà ad essere. E nessuna filosofia, nessuna forma di sapere può competere con la bellezza, con la serietà, con la sublime morale di cui esso è portatore: nessuna pone l’uomo così in alto, gli affida una responsabilità tanto grande, senza tuttavia esaltarlo della sua grandezza, senza fargli perdere la testa con l’orgoglio, ma, al contrario, rappresentandogli costantemente e severamente la sua fragilità, la sua piccolezza, qualora si scordi d’essere una creatura che viene da Dio e che solo tornando a Dio troverà un senso, uno scopo e una meta al suo viaggio terreno.

Ecco: proprio quando una vita intera di studio e riflessione ci aveva condotti a questa soglia, e ci siamo rivolti alla nostra antica madre, la Chiesa cattolica, che, da duemila anni, custodiva tutte queste verità, ci siamo trovati di fronte a uno spettacolo sconcertante, repulsivo, abominevole: il bellissimo giardino era diventato una sterpaglia spinosa, la musica celestiale s’era mutata in un gracidio di rospi, il dolce volto della Sposa di Cristo era diventato il ceffo rugoso, avvizzito e imbellettato di una orribile megera, di una sfrontata donna di strada. E intanto il gregge era rimasto senza pastori, abbandonato a se stesso; e le anime correvano e corrono un gravissimo pericolo, ogni giorno traviate da parole menzognere e fuorvianti da parte delle loro false guide, dei loro custodi venduti e mercenari. Abbiamo già spiegato, più e più volte, perché non è possibile che costoro stiano sbagliando in buona fede, come pur ci eravamo illusi, in un primo tempo, che potesse essere. O meglio, senza dubbio ciò è possibile per una parte del clero, la più rozza, la meno consapevole; ma non per le intelligenze raffinate. Per costoro, è chiaro che si tratta di una scelta perfettamente consapevole. E come la si dovrebbe chiamare e denunciare, se non come il più infame, il più atroce di tutti i tradimenti? Tanto più infame e tanto più atroce, in quanto tradisce proprio le anime dei piccoli e dei semplici, e in quanto sottrae all’umanità la sola speranza di salvezza, la sola possibile via d’uscita dalla crisi di morte nella quale, al presente, si dibatte. È come se qualcuno, per pura malvagità, stesse cercando di avvelenare il solo pozzo d’acqua dolce esistente nel deserto, in un raggio di centinaia di chilometri; o come se qualcuno volesse distruggere il solo serbatoio d’acqua per mezzo del quale si possa combattere l’incendio che è scoppiato in città, e che sta divorando le case tra le fiamme. Difficile credere che si tratti di pura e semplice stupidità, di pura e semplice miopia. Come non vedere, al contrario, in una strategia così tremenda, così devastante, l’indizio di una malvagità che trascende le pur notevoli risorse della cattiveria umana? Ecco perché dobbiamo lottare; lottare senza risparmio, senza quartiere. Ed ecco perché dobbiamo pregare, pregare molto. Dio non ci abbandonerà: Gesù lo ha promesso. Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? (Lc., 11, 9-11). Abbiano pure, i membri del neoclero, l’applauso del mondo; a noi bastano la guida e l’aiuto del nostro Signore Gesù Cristo…

Del 12 Dicembre 2017

http://www.accademianuovaitalia.it/

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